Costi standard. Lorenzin conferma: “Nel 2014 cambieremo i criteri. Più attenzione anche agli aspetti socio economici”

Costi standard. Lorenzin conferma: “Nel 2014 cambieremo i criteri. Più attenzione anche agli aspetti socio economici”

Costi standard. Lorenzin conferma: “Nel 2014 cambieremo i criteri. Più attenzione anche agli aspetti socio economici”
Lo ha spiegato il ministro nel corso di un'audizione presso la Commissione bicamerale sul federalismo fiscale. "Stesso principio dovrà riguardare anche fabbisogni standard e Regioni benchmark". E nel 2014 "gli enormi flussi informativi generati da nuovi strumenti consentiranno un grosso salto di qualità".

Nel 2014 è necessaria” una revisione dei criteri per l’individuazione dei costi e dei fabbisogni standard. Un’azione che riguarderà inevitabilmente anche le regioni indicate come benchmark”. Lo ha spiegato il ministro Beatrice Lorenzin nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.

“La questione del finanziamento rappresenta l’aspetto dirimente per il futuro del Ssn – ha esordito – in quanto è direttamente legata alla tutela del diritto alla salute. E’ quindi, oggi più che mai, necessario razionalizzare la spesa incidendo in maniera oculata e ragionata sui bilanci regionali. In questo senso i costi standard costituiscono un passaggio essenziale per garantire la sostenibilità del sistema in maniera equa. E l’individuazione delle regioni benchmark permette di monitorare le risorse con efficacia. Si tratta di una modalità decisiva per localizzare e accertare le aree di inefficienza e per ridurre il divario che separa le regioni italiane” Lorenzin ha quindi osservato che per l’anno in corso serviranno “nuovi criteri, che non attengano essenzialmente all’assistenza ospedaliera come accaduto nel 2013”. Stanno infatti emergendo nuovi strumenti, “cioè flussi informativi – ha proseguito – in grado di conferire rilievo a nuovi ambiti, in particolare a quelli legati alla sfera socioeconomica e all’assistenza domiciliare”.

Si profilano quindi notevoli passi avanti che “ci consentiranno di toccare livelli di implementazione mai raggiunti sino a questo momento, tramite un’analisi dettagliatissima del dato economico e del fabbisogno sanitario. In particolare grazie a strumenti come il Piano nazionale esiti, l’Anagrafe sanitaria, che ritengo l’infrastruttura basilare, il Nuovo sistema informativo sanitario (Nsis) e le norme relative all’open data arriveremo a conoscere in ogni azienda territoriale la caratura della popolazione, i costi e i rendimenti delle prestazioni erogate. Questo intreccio e incrocio tra dati – ha assicurato – genererà ingenti risparmi e importanti interventi a tutela dei cittadini”.

Ma il 2014 dovrà essere anche l’anno della chiarezza “sin dal principio, soprattutto per quanto riguarda un’immediata effettuazione del riparto per l’anno in corso. Richiesta in tal senso, che condivido pienamente, mi è giunta nell’incontro di stamane con le Regioni. Serve infatti certezza affinché le Regioni siano subito operative. Questa mattina abbiamo discusso anche della necessità di non ragionare esclusivamente sui costi standard, verificando anche ulteriori parametri in modo da ottenere una più omogenea standardizzazione degli obiettivi”. E per le Regioni servono anche incentivi, “per esempio meccanismi di premialità per quelle in Piano di rientro che dimostrano di convergere verso gli indicatori standard. E per raggiungere simili obiettivi è imprescindibile introdurre sistemi analitici di controllo e gestione della contabilità che siano utilizzati, senza alcuna eccezione, in tutte le aree geografiche”.

Nel complesso per vincere sfide così ambiziose “bisogna costruire nuovi sistemi di goverance, che impediscano di scaricare le inefficienze sulle Regioni virtuose e che stronchino sul nascere qualsiasi opzione imperniata sul puro assistenzialismo. Cercheremo poi di rivedere il meccanismo rozzo dei Piani di rientro e di aggiornare i Lea. Le risorse ci sono, ora si concordino con le Regioni modalità di risparmio che considerino le differenze esistenti. E su questo punto il Patto per la Salute è decisivo. L’importante è che non venga modellato all’insegna di una visione contrattualistica, evitando cioè di collocare Stato e Regioni su due sponde opposte. Stiamo cercando una visione più ampia e organica. Deve essere il Patto della concretezza, non come i precedenti che sono stati attuati non oltre il cinquanta per cento”.

16 Gennaio 2014

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