Ddl concorrenza. “Sulle società di capitali in odontoiatria il Governo ha ceduto alle lobby”. Intervista a Gianfranco Prada (Andi)

Ddl concorrenza. “Sulle società di capitali in odontoiatria il Governo ha ceduto alle lobby”. Intervista a Gianfranco Prada (Andi)

Ddl concorrenza. “Sulle società di capitali in odontoiatria il Governo ha ceduto alle lobby”. Intervista a Gianfranco Prada (Andi)
"Per gli avvocati e le farmacie sono stati fissati alcuni paletti all'ingresso dei grandi capitali, mentre lo stesso non è stato fatto per le società odontoiatriche. Ci sono in gioco interessi economici. Le lobby hanno fatto forti pressioni sul Mise". Così il presidente dell'Associazione nazionale dentisti italiani che rilancia anche una possibile raccolta firme per abrogare alcune norme della legge Bersani in materia di pubblicità.

Dopo oltre un mese di stop ai lavori, l'esame del disegno di legge sulla concorrenza da parte della commissione Industria al Senato è alla ultime battute. In questi giorni i senatori della X commissione hanno approvato, in tema di società odontoiatriche, una parte di quegli emendamenti che richiedevano per ogni struttura la nomina di un direttore sanitario che avrà la responsabilità del centro operativo a lui assegnato. Bocciate invece quelle misure richieste dall'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) che proponevano l'inserimento di alcuni palletti alla gestione delle società odontoiatriche da parte dei 'grandi capitali'. Per fare il punto della situazione abbiamo intervistato il presidente Andi, Gianfranco Prada.
 
Presidente Prada, ormai siamo in dirittura d’arrivo in commissione Industria al Senato sull’esame degli emendamenti del ddl concorrenza, un primo bilancio sul testo?
Non siamo soddisfatti per i trattamenti diversi che sono stati riservati alle diverse professioni. E mi riferisco in particolare all’apertura di alcuni settori all’ingresso dei grandi capitali. Come Andi avevamo proposto che, i 2/3 del capitale sociale delle società che operano in odontoiatrae dovessero restare in mano a professionisti iscritti all’Albo degli odontoiatri. Questa nostra proposta purtroppo non è stata accolta dai senatori della X commissione. Lo stesso però non è avvenuto né per gli avvocati né per i farmacisti che, proprio grazie ad un emendamento dei relatori, saranno garantiti dall’inserimento di alcuni paletti: le catene di farmacie non potranno infatti superare il tetto del 20% in ogni regione. Senza queste limitazioni ben precise il paziente, a nostro parere, sarà meno tutelato: come interlocutore avrà una società e non un professionista.
 
Come si spiega questa differenza di trattamento?
Ci sono grandi interessi economici consolidati. È inutile girarci intorno, la realtà è questa. Le lobby si sono organizzate facendo forti pressioni sul Ministero dello Sviluppo economico. Il mancato recepimento delle nostre proposte è il frutto di questo loro lavoro.
 
E a questo punto cosa pensate di fare? Sperate in qualche emendamento in Aula?
No, su questo sono molto pessimista. Il testo non verrà modificato e arriverà ‘blindato’ alla Camera in terza lettura. Torneremo però alla carica per la prossima legge sulla concorrenza già annunciata dal ministro.

Qualche vostra richiesta è stata però accolta anche in questa legge sulla concorrenza.
Sì, la commissione Industria ha accolto una nostra proposta grazie alla quale ogni struttura dovrà ora nominare un direttore sanitario che avrà la responsabilità del centro operativo a lui assegnato. Il direttore sanitario dovrà operare in una sola struttura sanitaria. Per i poliambulatori dove si praticano varie specialità mediche, odontoiatria compresa, se il direttore sanitario non è iscritto anche all’Albo degli odontoiatri dovrà essere nominato un responsabile dei servizi odontoiatrici. Il mancato rispetto di questi obblighi comporta la sospensione delle attività della struttura, secondo le modalità che saranno definite da un decreto del ministero della Salute. Anche questa è una garanzia in più per i cittadini.
 
Un’ultima domanda, è già cominciata la raccolta firme da voi annunciata per l’abrogazione di alcune norme della legge Bersani in tema di pubblicità sanitaria?
No, al momento stiamo valutando questa ipotesi. L’intenzione è quella di predisporre una legge di iniziativa popolare su questo tema che metta fine al fenomeno della pubblicità selvaggia in un settore delicato come quello sanitario. L’ipotesi allo studio è quella di iniziare una raccolta firme all’interno dei nostri studi odontoiatrici.
 
Giovanni Rodriquez

G.R.

10 Giugno 2016

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