Decreto appropriatezza. Medici cattolici: “La medicina delle prescrizioni improprie è una tragedia economica. Camici bianchi non si tirino indietro”

Decreto appropriatezza. Medici cattolici: “La medicina delle prescrizioni improprie è una tragedia economica. Camici bianchi non si tirino indietro”

Decreto appropriatezza. Medici cattolici: “La medicina delle prescrizioni improprie è una tragedia economica. Camici bianchi non si tirino indietro”
Il presidente dell’Associazione Boscia rimarca come “la medicina delle prescrizioni improprie, dettate soprattutto dalla tendenza 'difensiva' dei medici di fronte a pazienti sempre più aggressivi, è una tragedia economica. Ma come medici non dobbiamo tirarci indietro davanti alla richiesta di valutare con maggiore approfondimento l’efficacia ed efficienza delle pratiche e cure prescrivibili”.

“Non si deve e non si può continuare a sprecare o spendere male. La medicina delle prescrizioni improprie, dettate soprattutto dalla tendenza 'difensiva' dei medici di fronte a pazienti sempre più aggressivi, è una tragedia economica”. Ad affermarlo, nel corso di un’intervista all’Agenzia Sir, è il prof. Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani che ha commentato il provvedimento sull’appropriatezza prescrittiva.
 
“Il ruolo dei medici cattolici – evidenzia – in tempi di crisi economica è più rilevante. Siamo di fronte a una qualità dei servizi che si va abbassando. La carenza di personale, di attrezzature e di ricerca di modelli innovativi di gestione rischia di portare il sistema al collasso. Tutto ciò mentre oggi va avanti a dismisura il progetto utopico delle multinazionali sanitarie di suscitare crescenti bisogni sanitari in persone sane e che forse non si ammaleranno mai, mentre l’uomo veramente sofferente rischia, per le restrizioni economiche presenti, di scomparire”.
 
“L’86% delle Tac prescritte – fa notare Boscia – è assolutamente inutile, anzi direi dannoso. Come medici, e per giunta ‘cattolici’, siamo chiamati a portare un plus di etica e di valori umani, ‘calmierando’ il grande aumento di commercializzazione della medicina. Occorre stare molto attenti che la pratica medica non slitti nella ‘medicina del desiderio’ o se preferiamo della fitness, promettendo salute e guarigione utopica ben al di là della reali esigenze e disponibilità terapeutiche. La medicina predittiva? Ha il suo valore ma forse nella sua applicazione così diffusa rischia di preoccuparsi troppo di persone sane che forse non si ammaleranno mai trascurando chi invece malato lo è davvero. Tipico il caso dei test pre-natali, chiesti da genitori preoccupati per la salute ‘futura’ dei figli, a cui forniamo elenchi di malattie a cui il nascituro può essere sensibile. Si vorrebbe che la medicina garantisse la felicità. Ma essa non può svolgere questo ruolo”.
 
“Occorre fare di tutto per tenere in vita e potenziare l’alleanza terapeutica medico-paziente – sottolinea – Il malato deve continuare a nutrire fiducia nei nostri confronti e noi sanitari dobbiamo rispondere con competenza e coscienza. Minacciare la pena pecuniaria rappresenta un po’ la volontà di rompere questo rapporto, ma certo noi medici non dobbiamo tirarci indietro davanti alla richiesta di valutare con maggiore approfondimento l’efficacia ed efficienza delle pratiche e cure prescrivibili”.
 
“Siamo chiamati – conclude –  a bilanciare le necessità mediche e le spese per la collettività. Ma non ci si chieda di esercitare un giudizio senza appello di politica economica, perché rischieremmo di ledere la visione globale di vicinanza alla persona umana”.

23 Settembre 2015

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