Decreto appropriatezza. “Rischio razionamento e aumento ricorso al privato”. Anche l’Ufficio bilancio del Parlamento lo stronca. Dubbi anche sul ddl Gelli

Decreto appropriatezza. “Rischio razionamento e aumento ricorso al privato”. Anche l’Ufficio bilancio del Parlamento lo stronca. Dubbi anche sul ddl Gelli

Decreto appropriatezza. “Rischio razionamento e aumento ricorso al privato”. Anche l’Ufficio bilancio del Parlamento lo stronca. Dubbi anche sul ddl Gelli
Duro attaccl al decreto (al momento in stand by dopo le proteste dei medici). Contestata in particolare "l’urgenza con cui l’operazione è stata approntata, legata all’esigenza di ottenere un immediato ritorno, peraltro contenuto, in termini di risparmio di spesa". Messo in discussione anche il ddl sulla responsabilità professionale sul tema delle linee guida: "Si presenta un rischio di sottovalutazione della sfida, oltre che di sopravvalutazione delle potenzialità dello strumento". IL DOSSIER 

Duro attacco dell'Ufficio parlamentare di bilancio al decreto appropriatezza. In un dossier che ne ripercorre il lungo percorso di attuazione, non vengono risparmiate critiche sulle scelte effettuate e sui numerosi problemi che l'attuazione del decreto Enti locali sta incontrando lungo il suo percorso.
 
"L’attuazione del decreto Enti locali ha incontrato numerosi problemi, con diverse riscritture del decreto ministeriale attuativo, dubbi degli esperti, inconvenienti tecnici e imprecisioni amministrative che ne hanno resa difficile l’applicazione. L’intera questione delle sanzioni è stata rinviata al futuro. Le cause delle difficoltà che stanno ostacolando l’attuazione del provvedimento sull’appropriatezza sono molteplici. Innanzitutto l’urgenza con cui l’operazione è stata approntata, legata all’esigenza di ottenere un immediato ritorno, peraltro contenuto, in termini di risparmio di spesa", si legge nel dossier.
 
Ma le critiche non si esauriscono qui. "Ne è conseguita, in primo luogo, un’eccessiva approssimazione, in quanto non si è tenuto conto della limitata disponibilità di criteri obiettivi, basati sull’evidenza scientifica, immediatamente utilizzabili da parte della governance politico-amministrativa, cercando piuttosto una semplificazione che appare incoerente con la complessità del fenomeno".  
 
In secondo luogo – denunciano i tecnici – si è verificato uno sconfinamento dal perseguimento dell’appropriatezza verso misure di mero razionamento di prestazioni, rendendo ambigui i reali obiettivi del provvedimento. Ne discende un rischio di aumento del ricorso al privato, anche per la carenza di una opportuna informazione dei cittadini volta al contrasto del 'consumismo sanitario'”.
 
Nel documento si richiama poi ad un'attiva collaborazione con i medici: " L’esperienza di questi mesi ha confermato che il rafforzamento dell’appropriatezza difficilmente si ottiene senza la collaborazione dei medici e il sostegno alla loro formazione, aggiornamento e informazione che devono essere indipendenti dagli interessi dell’industria sanitaria".
 
Infine, un passaggio è dedicato anche al disegno di legge sulla responsabilità sanitaria, attualmente all'esame della commissione Sanità del Senato dopo la sua approvazione alla Camera, sollevando alcuni dubbi sul modo in cui è stato affrontato l'argomento riguardante le linee guida. "Per quanto riguarda il problema della definizione delle linee guida necessarie per l’individuazione della responsabilità professionale, si presenta un rischio di sottovalutazione della sfida, oltre che di sopravvalutazione delle potenzialità dello strumento; appare opportuno in ogni caso che si faccia riferimento esplicito agli standard metodologici internazionali e che il coordinamento dei lavori, nonché i finanziamenti, siano garantiti da istituzioni pubbliche, in modo da tenere sotto controllo i conflitti di interesse con l’industria sanitaria". 

08 Luglio 2016

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