Decreto Balduzzi. Gioco d’azzardo. Cnca: “Deludente e inadeguato”

Decreto Balduzzi. Gioco d’azzardo. Cnca: “Deludente e inadeguato”

Decreto Balduzzi. Gioco d’azzardo. Cnca: “Deludente e inadeguato”
Il coordinamento promotore della campagna “Mettiamoci in gioco” esprime apprezzamento l’inserimento della ludopatia tra i Lea, ma sostiene che le norme contenute nel decreto non sono sufficienti a rendere la lotta al gioco d’azzardo davvero efficace.

"Deludente e inadeguato”. I promotori della campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo  “Mettiamoci in gioco” boccia così il decreto Sanità approvato ieri in Consiglio dei ministri per la parte riguardante proprio l’azzardo.

Infatti la campagna – promossa da ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP – pur valutando “positivamente il fatto che, dopo anni di immobilismo, si sia finalmente deciso di legiferare in merito ai costi sociali, economici e psicologici provocati dalla diffusione incontrollata dei più diversi giochi d’azzardo” ed esprimendo il proprio “apprezzamento per il fatto che il gioco d’azzardo patologico sia stato inserito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), permettendo così alle persone dipendenti di ricevere cure e assistenza dal servizio sanitario nazionale”, sottolinea come nel testo permangano “notevoli criticità”.

Anzitutto “l’inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Lea non è accompagnato da una copertura finanziaria: come faranno i servizi sanitari e socio-sanitari a far fronte a queste nuove dipendenze con delle risorse già oggi gravemente insufficienti? Ci attendiamo che nella definizione del nuovo Patto per la salute e dei Lea la questione venga sciolta positivamente”.

Inoltre “i limiti alla pubblicità sono poco incisivi perché calibrati esclusivamente sui minorenni, quando è noto che il gioco d’azzardo è diffuso tra tutte le età. Inoltre, rimane il problema di un controllo più stringente sui messaggi pubblicitari lanciati dai concessionari, che finiscono spesso per illudere con l’idea di una vincita ‘a portata di mano’”.

Ancora, “non viene dato alcun reale potere ai sindaci rispetto alla regolamentazione di concessioni, luoghi e orari di gioco sui propri territori. La possibilità di segnalare le sale da chiudere è ben poca cosa”. Inoltre “non viene posto alcun limite all’introduzione di nuovi giochi, la cui continua proliferazione costituisce una strategia fondamentale per conquistare nuovi giocatori o conservare quelli già attivi”.

“Rimane – infine – il limite di distanza per i nuovi giochi da scuole, ospedali e chiese, per quanto abbassato a 200 metri. Una misura meno che simbolica. Di fatto, si è persa l’occasione di ridurre lo spazio disponibile, su un territorio, per il gioco d’azzardo”.

Il Governo, insomma, secondo i promotori della campagna, “ha fatto cilecca. Mettiamoci in gioco chiede perciò ai parlamentari e alle forze politiche di “migliorare il testo del decreto, privilegiando la tutela della salute dei cittadini alla pressione delle lobby”.
 
 

06 Settembre 2012

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