Enpaf. Di Piazza (Sott. Lavoro): “Per revisione dell’attuale rapporto contributivo obbligatorio servirà un intervento normativo”

Enpaf. Di Piazza (Sott. Lavoro): “Per revisione dell’attuale rapporto contributivo obbligatorio servirà un intervento normativo”

Enpaf. Di Piazza (Sott. Lavoro): “Per revisione dell’attuale rapporto contributivo obbligatorio servirà un intervento normativo”
"L'ordinamento dell'Ente prevede un'attenuazione dell'imposizione contributiva intera a favore dei farmacisti dipendenti". Inoltre, dal 2004, "il farmacista dipendente o disoccupato ha facoltà di versare un contributo di solidarietà pari al 3% del contributo previdenziale intero, non utile però ai fini del riconoscimento di prestazioni pensionistiche". Quanto all'impossibilità di cumulare o totalizzare la contribuzione versata dai farmacisti silenti, si rimanda ad "una revisione dell'attuale rapporto contributivo obbligatorio". Così il sottosegretario rispondendo all'interrogazione di Gribaudo (PD).

"Lo Statuto Enpaf prevede che sono iscritti d'ufficio all'Ente e tenuti al versamento dei relativi contributi tutti gli iscritti agli Albi professionali dei farmacisti. L'ordinamento dell'Ente prevede un'attenuazione dell'imposizione contributiva intera a favore dei farmacisti dipendenti. Inoltre, dal 2004 il farmacista dipendente o disoccupato ha facoltà di versare un contributo di solidarietà pari al 3% del contributo previdenziale intero, non utile però ai fini del riconoscimento di prestazioni pensionistiche".
 
Sempre dal 2004, "non è più prevista la restituzione dei contributi per coloro che non hanno maturato i requisiti vigenti presso l'Enpaf e, pertanto, tali somme restano acquisite alla gestione, senza la possibilità di essere utilizzate dagli interessati tramite gli istituti della totalizzazione, del cumulo e della ricongiunzione dei periodi assicurativi, in quanto coincidenti con quelli maturati presso l'Inps". Quanto all'impossibilità di cumulare o totalizzare la contribuzione versata dai farmacisti silenti, si rimanda ad "una revisione dell'attuale rapporto contributivo obbligatorio che potrà essere affrontata attraverso un intervento normativo".
 
Così il sottosegretario al Lavoro, Stanislao Di Piazza, ha risposto ieri in Commissione Lavoro all'interrogazione sul tema (anticipata nei giorni scorsi) presentata da Chiara Gribaudo (PD).
 
Riportiamo di seguito la risposta integrale del sottosegretario Di Piazza.
 
"Con il presente atto parlamentare, l'Onorevole interrogante richiama l'attenzione del Governo sul Regime di contribuzione previdenziale obbligatoria dei farmacisti iscritto all'ENPAF.
Al riguardo, occorre premettere che l'ENPAF – trasformato in fondazione di diritto privato ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994 – è un ente di previdenza che assicura non solo i liberi professionisti titolari di farmacia, ma anche coloro che esercitano la professione sotto forma di lavoro subordinato, i quali sono obbligati al versamento contributivo dell'intera annualità non frazionabile (4.541 euro per il 2020) e, al contempo, sono obbligatoriamente assicurati presso la gestione Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) dell'INPS. Nello specifico, l'articolo 3 dello Statuto ENPAF prevede che «Sono iscritti d'ufficio all'Ente e tenuti al versamento dei relativi contributi, a norma dell'articolo 21 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre 1946, n. 233, ratificato con legge 17 aprile 1956, n. 561, tutti gli iscritti agli Albi professionali dei farmacisti».
 
L'ordinamento dell'Ente prevede, peraltro, un'attenuazione dell'imposizione contributiva intera a favore dei farmacisti dipendenti:
riduzione del 33,33 per cento, del 50 per cento o dell'85 per cento del contributo previdenziale intero, con proporzionale rimodulazione del trattamento pensionistico spettante. In caso di temporanea ed involontaria disoccupazione, tale riduzione spetta per un periodo massimo complessivo di 5 anni contributivi;
dal 2004, il farmacista dipendente o disoccupato ha facoltà di versare, in luogo della contribuzione previdenziale obbligatoria, esclusivamente un contributo di solidarietà pari al 3 per cento del contributo previdenziale intero che, però, non è utile ai fini del riconoscimento di prestazioni pensionistiche.
 
 
Inoltre occorre sottolineare che, a decorrere dal 2004, non è più prevista la restituzione dei contributi per coloro che non hanno maturato i requisiti vigenti presso l'ENPAF e, pertanto, tali somme restano acquisite alla gestione, senza la possibilità di essere utilizzate dagli interessati tramite gli istituti della totalizzazione, del cumulo e della ricongiunzione dei periodi assicurativi, in quanto coincidenti con quelli maturati presso l'INPS.
Dunque, le questioni oggetto del presente atto relative all'obbligatorietà dei versamenti contributivi e alla impossibilità di cumulare o totalizzare la contribuzione versata dai farmacisti silenti implica una revisione dell'attuale rapporto contributivo obbligatorio tra l'ENPAF ed i propri iscritti che trae origine da una norma di rango primario e cioè l'articolo 21 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato del 13 settembre 1946, n. 233, richiamato nello Statuto.
 
Pertanto, non posso che evidenziare che la risoluzione delle problematiche sollevate potrà essere affrontata eventualmente attraverso un intervento normativo.
Nelle more dello stesso, assicuro un'attenta vigilanza ministeriale a tutela di tutti gli iscritti alla categoria".
 
In sede di replica, Chiara Gribaudo (PD) si è dichiarata parzialmente soddisfatta dalla risposta ricevuta. "Oggi in commissione Lavoro alla Camera il governo ha risposto alla mia interrogazione sulla condizione dei farmacisti dipendenti iscritti a Enpaf, confermando i dati sulla contribuzione dai quali emerge chiaramente come il carico contributivo sia troppo oneroso per questi lavoratori, specie se confrontato con i benefici concessi dall'ente. Il governo ci indica la strada dell'intervento normativo e noi allora la perseguiremo in Parlamento, a sostegno degli oltre 10mila farmacisti che lo chiedono a gran voce. Una norma del 1946 non può rispondere efficacemente a un contesto sociale e di mercato completamente trasformato, serve una riforma che tuteli al contempo le professionalità, i redditi dei farmacisti dipendenti e l'accessibilità alle prestazioni previdenziali. Lavoreremo per costruirla con tutti i soggetti interessati", conclude la deputata dem.

18 Giugno 2020

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