Fertility Day. Lorenzin: “Basta polemiche. Il problema vero è che 700mila italiani non riescono ad avere figli. Vogliamo parlarne?”

Fertility Day. Lorenzin: “Basta polemiche. Il problema vero è che 700mila italiani non riescono ad avere figli. Vogliamo parlarne?”

Fertility Day. Lorenzin: “Basta polemiche. Il problema vero è che 700mila italiani non riescono ad avere figli. Vogliamo parlarne?”
Conclusa la convention sul Fertility Day. Indubbiamente le polemiche sulla prima e poi sulla seconda campagna di comunicazione hanno rischiato di oscurare il tema. E il ministro ha insistito proprio su questo, cercando di riportare l'attenzione sulle finalità della manifestazione che resta quella di sensisbilizzare e informare, soprattutto i giovani, su quanto si può fare per prevenire e curare patologie potenzialmente d'ostacolo alla procreazione Ecco cosa ha detto Lorenzin (VIDEO)

“Quello che è importante non sono le polemiche ma i fatti. E i fatti sono che in questo momento ci sono 700mila persone che non riescono ad avere figli anche a causa di patologie che potrebbero essere prevenute, e che non sanno che ci sono cure inserite nel Lea. I fatti sono che ci sono milioni di giovani che non sono informati e fra 15-20 anni affronteranno la loro vita di adulti. Giovani che dobbiamo tutelare. Il compito del ministero della salute è quello di fare programmi a lunga durata, non affronta solo le emergenze. Se non avessimo fatto campagne contro il cancro molto non sarebbe stato fatto, e molto c’è ancora da fare. Poi ognuno sceglie come vivere e nessuno vuole entrare nel merito di questo. I problemi veri non piacciono, ma vanno affrontati lo stesso”.
 
È andata dritta al punto Beatrice Lorenzin. Nel giorno del Fertility Day ha voluto con decisione riportare sotto i riflettori i veri motivi che hanno spinto il suo ministero a parlare di fecondazione. E non è stato facile districarsi dalla matassa sempre più ingarbugliata di polemiche che la campagna di comunicazione, “proprio brutta” come lei stessa ha ammesso, ha suscitato.
 
Polemiche che hanno avuto come epilogo la revoca della responsabile della comunicazione Daniela Rodorigo e sulla quale il Ministro, bersagliata anche dalle richieste incalzanti dei giornalisti, è dovuta intervenire: “il motivo per cui ho rimosso il direttore è che la foto che ho autorizzato non era quella poi passata. Credo ci sia stato un errore tecnico: ci hanno portato un documento cartaceo, che poi a livello digitale era diverso. Io mi prendo carico di tutto, purché lo abbia deciso io. In questo caso non è stato così. Ognuno si prenda le sue responsabilità. Io mi occupo di fare il ministro. Al di là di tutto – ha aggiunto rispendendo al mittente le accuse di razzismo – nessuno aveva intenzioni razziste, e non si può accusare il ministero di questo sapendo quanto lavoriamo tutti i giorni a favore della salute per tutti”.
 
Insomma, un brutto “pasticciaccio” che ha messo a repentaglio la mission della giornata. Anche perché sul tema fertilità c’è molto da fare. E lo hanno testimoniato anche le video interviste ai giovani italiani trasmesse nelle piazze dove è stato celebrato il Fertility Day: l’ignoranza dei giovani sul tema della riproduzione e sulle malattie sessualmente trasmissibili fa tremare i polsi.
 
“Abbiamo un aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmesse fra i giovani – ha ricordato il ministro della Salute –  che si devono tutelare e proteggere, e su questo ci siamo focalizzati nella campagna. Puntiamo poi particolarmente a sensibilizzare i maschi: le donne sono più attente alla loro salute. Ci siamo battuti per inserire nei Lea alcune malattie come l’endometriosi, ma ci stiamo anche focalizzando sulla salute maschile e c’è una grande azione di informazione sul varicocele, un disturbo che colpisce i giovanissimi, che non vanno dall’urologo e dall’andrologo. Mentre è importante che si sottopongano agli screening”.
 
Insomma altro che polemiche. È questo è il Fertility Day. “Il nostro paese – ha proseguito Lorenzin – è in prima linea con questo tema. Anzi siamo stati dei precursori. Il nostro Piano nazionale fertilità si muove infatti pienamente nel solco di quanto tracciato dall’Organizzazione mondiale della sanità e risponde a tutti gli obiettivi indicati. La nostra è una campagna sulla fertilità, su quello che viene prima della natalità. Nei Paesi scandinavi hanno avuto grandi risultati con campagne per la crescita demografica, ma noi siamo focalizzati su quelle 700mila persone che stanno tentando di avere un figlio e non ci riescono. Vogliamo supportarle e dare loro tutte le informazioni. La fertilità è una parte importante della nostra salute. Bisogna avere consapevolezza per gestirla”.
 
Sono due i capisaldi delle politiche a favore della fertilità portate avanti dal ministero. “Gli stili di vita sono una priorità – ha sottolineato – combattere l’uso fumo e il consumo di stupefacenti tra i giovani. Arginare le malattie sessualmente trasmissibili che hanno avuto un’impennata preoccupante tra i giovanissimi. In un periodo in cui c’è un eccesso di informazione quello che si recepisce è poco e confuso”.
 
È Importante, ha poi ribadito Lorenzin, il ruolo dei consultori “luoghi di riferimento a cui accedere per avere informazioni ed ed essere accompagnati”.  Un obiettivo lo abbiamo raggiunto, ha infine chiosato il ministro “che ci siano sempre più persone che danno risposte corrette. Informazione e consapevolezza è quello che vogliamo dare. Poi ognuno è artefice del proprio destino. I problemi veri anche se non piacciono vanno affrontati”.
 
 
Ester Maragò

Ester Marago'

22 Settembre 2016

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