Fondi integrativi. Gimbe: “Sistema vive una totale deregulation. Stop a detrazioni fiscali”

Fondi integrativi. Gimbe: “Sistema vive una totale deregulation. Stop a detrazioni fiscali”

Fondi integrativi. Gimbe: “Sistema vive una totale deregulation. Stop a detrazioni fiscali”
La Fondazione audita in Affari sociali espone criticità ed “effetti collaterali” e propone un testo unico sulla materia affinché la “sanità integrativa possa svolgere una reale funzione di supporto al Ssn per le prestazioni sanitarie extra-lea”. E poi suggerisce lo stop alle detrazioni fiscali, sia perché “alimentano business privati e consumismo sanitario, sia perché è più equo ed efficiente indirizzare tali risorse al finanziamento della sanità pubblica”.

Si è tenuta ieri, presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, l’audizione della Fondazione GIMBE nell’ambito della “Indagine conoscitiva in materia di fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale”.
 
“Le nostre analisi – ha affermato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – confermano che le potenzialità di questo strumento sono oggi compromesse da una normativa frammentata e incompleta, che da un lato ha permesso ai fondi integrativi di diventare prevalentemente sostitutivi mantenendo le agevolazioni fiscali, dall’altro consente alle compagnie assicurative di intervenire come “ri-assicuratori” e gestori dei fondi in un ecosistema creato per enti no-profit, oltre che di riempire i “pacchetti ” dei fondi con prestazioni sanitarie che alimentano il consumismo e rischiano di danneggiare la salute”.
 
Il Presidente ha esposto dati e analisi del report indipendente GIMBE sulla sanità integrativa, sottolineando come l’Anagrafe dei Fondi Sanitari Integrativi mantenuta dal Ministero della Salute continui, nonostante le numerose richieste, a rimanere pubblicamente inaccessibile e che pertanto tutte le elaborazioni provengono da una pluralità di fonti, spesso parziali o settoriali. “È dunque impossibile – ha puntualizzato Cartabellotta – soddisfare uno degli obiettivi della presente indagine parlamentare, ovvero conoscere l’impatto sulla finanza pubblica delle detrazioni fiscali concesse ai fondi sanitari”.
 
“La Fondazione GIMBE – ha proseguito Cartabellotta – ritiene inderogabile un riordino legislativo, idealmente un Testo unico in grado di restituire alla sanità integrativa il suo ruolo, ovvero rimborsare esclusivamente prestazioni non incluse nei LEA. Al tempo stesso, bisogna evitare che il denaro pubblico, sotto forma di incentivi fiscali, venga utilizzato per alimentare i profitti dell’intermediazione finanziaria e assicurativa, occorre tutelare cittadini e pazienti da derive consumistiche dannose per la salute e  assicurare una governance nazionale, oggi minacciata dal regionalismo differenziato, garantendo a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione”.
 
Il Presidente ha infine proposto alla Commissione gli spunti di riforma elaborati dalla Fondazione GIMBE.
Sfoltire” i LEA secondo un metodo evidence- & value-based per tre ragioni: innanzitutto, oggi in assenza di un consistente rilancio del finanziamento pubblico è impossibile garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale un “paniere” LEA così ampio; in secondo luogo, i LEA includono oggi troppe prestazioni dal value basso o addirittura negativo; infine, l’ambito d’azione della sanità integrativa è attualmente molto limitato generando improprie “invasioni di campo”.
Definire con appositi nomenclatori le prestazioni LEA ed extra-LEA che possono/non possono essere coperte dai fondi sanitari integrativi.
Rimodulare i criteri di detrazione fiscale innalzando la quota di risorse vincolate a prestazioni extra-LEA dall’attuale 20% all’80% o in alternativa consentire la detrazione fiscale solo per le prestazioni extra-LEA.
Rendere accessibile l’anagrafe dei fondi sanitari integrativi, con l'obiettivo di favorire il controllo diffuso sull'operato delle Istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Disciplinare con un regolamento l’ordinamento dei fondi sanitari, espandendo ed aggiornando quanto già previsto dal comma 8 dell’art. 9 della L. 502/1992.
Varare un sistema di accreditamento pubblico delle compagnie assicurative che possono operare in sanità, identificando requisiti validi su tutto il territorio nazionale.
Regolamentare i rapporti tra compagnie assicurative (profit) e fondi sanitari integrativi (no-profit), per impedire che gli incentivi fiscali alimentino i profitti dell’intermediazione finanziaria e assicurativa.
il rapporto tra finanziatori privati ed erogatori privati accreditati, al fine di evitare pericolose alleanze con conseguenti derive consumistiche nell’offerta di prestazioni sanitarie e, al tempo stesso, incrementare l’erogazione di prestazioni finanziate dai terzi paganti da parte delle strutture pubbliche.
Regolamentare le campagne pubblicitarie di fondi sanitari e assicurazioni per evitare la diffusione di messaggi che fanno spesso leva sulle criticità di accesso del servizio pubblico o su prestazioni “preventive” che soddisfano il cittadino-consumatore, ma alimentano inappropriatezza, medicalizzazione della società, oltre a fenomeni di sovra-diagnosi e sovra-trattamento.
Avviare una campagna istituzionale informativa per consentire ai cittadini di conoscere opportunità (e svantaggi) della sanità integrativa.
Escludere in maniera perentoria il trasferimento della gestione dei fondi sanitari integrativi alle Regioni, nell’ambito delle maggiori autonomie previste dal regionalismo differenziato.
Coinvolgere l’imprenditoria sociale, cogliendo tutte le opportunità offerte dalla riforma del terzo settore.
 

23 Gennaio 2019

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