Infarto del miocardio e accesso tempestivo alle cure. Interrogazione di Amato (Pd)

Infarto del miocardio e accesso tempestivo alle cure. Interrogazione di Amato (Pd)

Infarto del miocardio e accesso tempestivo alle cure. Interrogazione di Amato (Pd)
La compenente della commissione Affari Sociali della Camera chiede chiarimenti al ministro Lorenzin in merito  alle linee guida e protocolli in caso di infarto del miocardio. "Il diritto alla salute non può essere condizionato al luogo di residenza, in particolare quando diventa un diritto per la vita. Devono essere riviste le linee giuda perché la distanza eccessiva, in merito alla rete cuore, potrebbe costare vite e aumentare il rischio di severe complicanze". 

“Le cellule cominciano a morire dopo circa trenta minuti dall'interruzione del flusso di sangue con interessamento prima degli strati più interni della parete cardiaca e poi progressivamente, in circa tre ore, gli strati più esterni, per interessare infine, entro circa sei ore, tutto il territorio originariamente perfuso dalla coronaria occlusa, quindi quanto prima si ripristina il flusso di sangue al muscolo cardiaco tanto maggiore è la quantità di cellule che possono essere risparmiate, con contenimento delle complicanze e degli esiti invalidanti". È quanto scrive Maria Amato (Pd), componente della commissione Affari Sociali della Camera, in un'interrogazione al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella quale si chiede chiarimenti in merito alle linee guida e protocolli in caso di infarto del miocardio, in particolare per quelle popolazioni residenti nei comuni montani e per quelle distanti dai grandi ospedali.
 
“Negli ultimi anni – spiega Amato – sono stati pubblicati autorevoli lavori scientifici che hanno dimostrato il rispetto di criteri di sicurezza e di efficacia delle (PCI) Procedure Coronariche Interventistiche elettive e in emergenza eseguite in centri in cui non sia presente la Cardiochirurgia. Quindi un programma di PCI in elezione/emergenza può essere intrapreso anche in strutture dove non sia presente la Cardiochirurgia. Il fattore tempo dunque rappresenta un elevato fattore di rischio per la vita e per gli esiti e nei casi di eccessiva distanza non c'è alcun vantaggio per il paziente di essere sottoposto alla procedura in un centro hub, piuttosto che in un centro periferico se ad arrivarci avrà un tessuto cardiaco già in necrosi”.
 
“Ho voluto interrogare il Ministro innanzitutto perché il diritto alla salute non può essere condizionato al luogo di residenza, in particolare quando diventa un diritto per la vita e poi per chiedere una revisione degli standard autorizzati per i laboratori di emodinamica, finalizzati ad una copertura omogenea del territorio nazionale tempo dipendente, con accessi nel minore tempo possibile. Devono essere riviste le linee giuda – conclude la parlamentare del Pd – perché la distanza eccessiva, in merito alla rete cuore, nelle diverse Regioni e in particolare nell'area sud e montana dell'Abruzzo potrebbe costare vite umane e aumenta il rischio di severe complicanze". 

07 Luglio 2016

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