Invecchiamento. L’opuscolo dell’Oms con i consigli per restare in salute

Invecchiamento. L’opuscolo dell’Oms con i consigli per restare in salute

Invecchiamento. L’opuscolo dell’Oms con i consigli per restare in salute
In occasione della Giornata mondiale della Salute 2012, dedicata all'invecchiamento, l’Oms ha realizzato un opuscolo che raccoglie alcuni consigli per invecchiare bene e combattere gli stereotipi legati alla terza età. Oggi online la versione tradotta dal ministero della Salute.

Entro il 2015 la quota di anziani tra la popolazione aumenterà dell’80% ed entro il 2050 il numero degli adulti di età supererà quello di tutti bambini di età inferiore ai 14 anni.
La popolazione mondiale, insomma, sta invecchiando rapidamente. Ma non necessariamente questa deve essere una cattiva notizia. La vecchiaia, infatti, può essere un periodo della vita pieno di soddisfazioni. A patto di arrivarci in salute. Per questo, in occasione della Giornata mondiale della Salute 2012, dedicata all’invecchiamento, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha realizzato un opuscolo con alcuni consigli per invecchiare in salute. Premettendo che una buona vecchiaia non si improvvisa. Un invecchiamento sano, infatti, è collegato allo stato di salute nelle fasi precedenti della vita. Ad esempio, uno stato di malnutrizione prenatale può aumentare il rischio di malattie nell’età adulta, quali le patologie circolatorie e il diabete. Infezioni respiratorie contratte nell’infanzia possono aumentare il rischio di bronchiti croniche nella vita adulta. Adolescenti obesi o sovrappeso corrono il rischio di sviluppare nell’età adulta patologie croniche, come diabete, malattie circolatorie, cancro, disturbi respiratori e muscolo-scheletrici.

Ma anche i Governi e le istituzioni devono darsi da fare per non trovarsi impreparati. Perché per quanto in salute, la vecchiaia porta necessariamente con sé anche una maggiore fragilità e patologie croniche. Per esempio, circa il 65% di tutte le persone affette da deficit visivi hanno 50 anni o più – fascia di età che comprende circa il 20% della popolazione mondiale.
A causa dell’invecchiamento, sta aumentando anche nel mondo la quota di popolazione affetta da demenze come il morbo di Alzheimer: si stima che il 25-30% delle persone di età pari o superiore agli 85 anni presentino qualche livello di declino cognitivo.
Si prevede che il numero di persone anziane che non sono più in grado di badare a se stesse nei Paesi in via di sviluppo si quadruplicherà entro il 2050. Diventeranno quindi sempre più necessarie forme di assistenza a lungo termine, che possono comprendere cure infermieristiche a domicilio, assistenza di comunità e in ambiente domestico, ricovero in istituti o lunghi soggiorni in ospedale.

Infine, perché la vecchiaia sia un periodo positivo, devono essere abbattuti gli stereotipi, sia da parte delle fasce più giovani della popolazione ma anche da parte di coloro che si avvicinano alla terza età. Occorre ricordare, sottolinea piuttosto l’Oms, che “se è vero che i lavoratori anziani sono spesso considerati meno produttivi rispetto a quelli più giovani e che gli studi evidenziano un leggero declino dell’attenzione e della gestione delle informazioni con l’avanzare dell’età, tuttavia molti individui mantengono le proprie abilità mentali e la capacità di apprendimento molto a lungo nel corso del processo di invecchiamento. Essi hanno dalla loro parte anche l’esperienza acquisita e la memoria storica”.
E il fatto che le persone anziane siano particolarmente vulnerabili nelle emergenze “non significa che gli anziani in generale siano privi di risorse. Nel Bangladesh, dopo il ciclone Sidr del 2007 i comitati degli anziani assunsero un ruolo attivo, diffondendo rapidamente messaggi di avvertimento agli individui e alle famiglie maggiormente a rischio, individuando le persone più duramente colpite, compilando liste di aventi diritto agli aiuti e informandoli su quando e dove ricevere i beni di prima necessità”, cita ad esempio l’Oms.

Insomma, “non è l’età a limitare lo stato di salute e la partecipazione delle persone anziane. Piuttosto, sono i pregiudizi a livello individuale e sociale, la discriminazione e gli abusi che impediscono un invecchiamento attivo e pieno di dignità”.
 

27 Aprile 2012

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