IVG. Numeri stabili ma trend in movimento: cresce l’aborto farmacologico, migliorano i tempi di attesa, ma restano i divari regionali

IVG. Numeri stabili ma trend in movimento: cresce l’aborto farmacologico, migliorano i tempi di attesa, ma restano i divari regionali

IVG. Numeri stabili ma trend in movimento: cresce l’aborto farmacologico, migliorano i tempi di attesa, ma restano i divari regionali

Nel 2023 sono 65.746 le IVG (+0,1%), con aumento tra le italiane e calo tra le straniere. Sale il rapporto di abortività e il ricorso tra le minorenni. Le IVG farmacologiche raggiungono il 59,4% e oltre l’80% degli interventi avviene entro 14 giorni. In calo i ginecologi obiettori, ma persistono differenze territoriali. LA RELAZIONE AL PARLAMENTO

Rimangono sostanzialmente stabili i numeri delle IVG in Italia, ma cambia il quadro. Nel 2023 si registrano 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza (+0,1%), con un aumento tra le italiane e un calo tra le straniere. Cresce il rapporto di abortività (+3,6%) e continua, anche tra le minorenni, il lieve incremento del ricorso all’aborto anche se Il tasso di abortività resta comunque inferiore a quello delle loro coetanee dei paesi europei. La pillola abortiva è sempre più gettonata (+ 7,8 rispetto all’anno precedente. Migliorano poi i tempi di attesa per l’intervento, pur con differenze tra le Regioni: oltre 8 interventi su 10 avvengono entro due settimane. Diminuisce la percentuale dei ginecologi obiettori coscienza: il 57,1% nel 2023, contro il 60,5% nel 2022. Anche se  con differenze da regione e regione.

Questa l’istantanea delle Interruzioni volontarie di gravidanza scattata dalla  Relazione del ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78).

Una relazione che restituisce una grande variabilità regionale nel’applicazione della legge, non solo tra le Regioni, ma anche tra le province della stessa Regione o addirittura tra le Asl di una stessa provincia e tra le singole strutture.

Vediamo i principali dati emersi

Nel 2023 il numero assoluto delle IVG (65.746) è aumentato complessivamente dello 0,1% rispetto al 2022 (+85 IVG). Questo andamento è il risultato della contemporanea diminuzione delle IVG tra le donne straniere (-2,9% rispetto al 2022) e dell’aumento tra le donne italiane (+1,22%). Resta stabile il tasso di abortività, pur con una marcata variabilità regionale, mentre il rapporto di abortività cresce del 3,6% rispetto al 2022. Dopo il consistente aumento registrato nel 2022, nel 2023 si osservano quindi una stabilizzazione del tasso e un incremento del rapporto di abortività; saranno i dati futuri a confermare o meno un nuovo trend.

Nel 2023 prosegue, seppur in modo contenuto, l’aumento del ricorso alle IVG da parte delle minorenni, con un tasso pari a 2,3 per 1.000, già in crescita nel 2022 (2,2 per 1.000) rispetto al 2021 (2,1 per 1.000) e al 2020 (1,9 per 1.000). L’incremento riguarda sia le minorenni italiane sia quelle straniere. Il tasso di abortività delle minorenni resta comunque inferiore a quello dei Paesi europei con sistemi sanitari analoghi.

La distribuzione della contraccezione di emergenza risulta complessivamente in aumento. Per l’Ulipristal acetato (EllaOne) si registra una crescita del 5,5% rispetto al 2021 e del 76,1% rispetto al 2020, anno in cui, con determina AIFA dell’8 ottobre, è stato eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni. Per il Levonorgestrel (Norlevo) si osserva invece una riduzione del 4,2% rispetto al 2022, anno in cui si era registrato un aumento rispetto al precedente. Nel 2023 sono state distribuite complessivamente 760.076 confezioni, di cui 469.384 di Ulipristal acetato e 290.692 di Levonorgestrel. La mancanza di tracciabilità delle vendite non consente di distinguere l’utilizzo nelle diverse fasce di età né di valutare eventuali usi ripetuti. È quindi fondamentale garantire un’adeguata informazione sull’uso di questi prodotti, soprattutto tra le fasce più giovani, anche alla luce del fatto che la determina AIFA non prevede un limite minimo di età.

I tempi di attesa per l’intervento continuano a diminuire, pur con differenze tra le Regioni. Aumentano le IVG effettuate entro le prime 8 settimane di gestazione, in relazione al maggiore ricorso alla tecnica farmacologica nelle fasi più precoci. In particolare, la quota di IVG effettuate entro 14 giorni è cresciuta costantemente, passando dal 59,6% nel 2011 all’80,4% nel 2023.

La mobilità tra Regioni e Province autonome resta contenuta: il 92,5% delle IVG è stato effettuato nella Regione di residenza e, tra queste, l’87,3% nella Provincia di residenza, valori in linea con quelli di altre prestazioni sanitarie. Ma con alcuni distinguo tra le regioni: delle 3.451 IVG effettuate in Regione diversa da quella di residenza il 26,4% sono donne provenienti dalla Basilicata, il 14,2% dal Molise e il 13,9% dall’Umbria. Numeri che, evidenzia la relazione, sono lo specchio di   possibili criticità organizzative nell’offerta delle prestazioni. Per le donne più giovani occorre considerare le possibili “false migrazioni” dovute a motivi di studio o lavoro temporaneo che giustificano il domicilio in una Regione diversa da quella di residenza. E alcune migrazioni tra Regioni potrebbero anche rispondere a criteri di convenienza per vicinanza dei servizi: ad esempio per le donne che vivono ai confini tra due Regioni.

Prosegue l’aumento delle IVG farmacologiche, effettuate con Mifepristone associato o meno a prostaglandine o con sole prostaglandine: nel 2023 rappresentano il 59,4% del totale (erano il 52,0% nel 2022), superando quelle chirurgiche, che scendono al 39,9% (46,6% nel 2022). Un andamento, si legge nella Relazione, che riflette la maggiore applicazione, da parte delle Regioni, della circolare del Ministero della Salute del 12 agosto 2020, che ha aggiornato le linee di indirizzo sull’IVG farmacologica.

In ogni modo, su questo fronte emerge una forte variabilità per area geografica e per Regione, con valori inferiori alla media nazionale nell’Italia insulare (46,3%) e meridionale (56,3%) rispetto al Centro (60,4%) e al Nord (61,1%). Le IVG chirurgiche sono state pari al 39,9% del totale degli interventi; l’isterosuzione rimane la modalità più frequente (33,6%). Il 6,3% di interventi è stato eseguito mediante raschiamento e con forte variabilità tra Regioni.

Per quanto riguarda l’offerta del servizio, sia il numero assoluto delle strutture sia quello rapportato alla popolazione femminile in età fertile indicano una disponibilità adeguata rispetto al numero di IVG effettuate. In proporzione, i punti IVG sono oltre cinque volte più numerosi rispetto ai punti nascita: si registra infatti 1 punto nascita ogni 1.000 nascite e 5,3 punti IVG ogni 1.000 IVG, in lieve aumento rispetto al 2022 (5,2).

Si conferma la riduzione percentuale dei ginecologi che hanno sollevato obiezione di coscienza: il 57,1% nel 2023, contro il 60,5% nel 2022. Sul fronte regionale emergono però forti differenze territoriali: nel 2023 ha sollevato obiezione il 73,7% dei ginecologi di Bolzano, il 75% in Abruzzo, il 91,7% in Molise, il 71,4% in Campania, il 73% in Puglia e il 78,6% in Sicilia.

Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori è più bassa, con un valore nazionale pari al 35,1%, in diminuzione rispetto al 37,2% del 2022. La percentuale di personale non medico che ha presentato obiezione nel 2023 è ancora inferiore, pari al 30,9% (32,1% nel 2022). Anche per queste due categorie professionali emerge una significativa variabilità per area geografica e per Regione.

Si riduce la percentuale dei ginecologi che hanno sollevato obiezione di coscienza: il 57,1% nel 2023, contro il 60,5% nel 2022. Sul fronte regionale emergono però forti differenze territoriali: nel 2023 ha sollevato obiezione il 73,7% dei ginecologi di Bolzano, il 75% in Abruzzo, il 91,7% in Molise, il 71,4% in Campania, il 73% in Puglia e il 78,6% in Sicilia. Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori è più bassa, con un valore nazionale pari al 35,1%, in diminuzione rispetto al 37,2% del 2022. La percentuale di personale non medico che ha presentato obiezione nel 2023 è ancora inferiore, pari al 30,9% (32,1% nel 2022). Anche per queste due categorie professionali emerge una significativa variabilità per area geografica e per Regione.

I dati sull’obiezione di coscienza evidenziano poi nel tempo una riduzione del numero medio settimanale di IVG a carico dei ginecologi non obiettori (0,8 nel 2023 rispetto a 0,9 nel 2022), mentre il loro numero continua a crescere: +11% rispetto al 2022 e +34,9% rispetto al 2014. L’analisi del carico di lavoro per ciascun punto IVG, riportata in appendice per ogni struttura, consente una valutazione puntuale dell’offerta sul territorio. Su 349 punti IVG, solo otto strutture registrano più di cinque interventi settimanali, con un massimo di 8,3. Nel complesso, rileva la Relazione, i dati non evidenziano particolari criticità nei servizi; eventuali problemi sembrano piuttosto legati all’organizzazione infraregionale che alla presenza di personale obiettore.

Il consultorio familiare rappresenta una struttura a libero accesso e gratuita dedicata alla protezione, prevenzione, promozione della salute, consulenza e cura della donna lungo tutto il ciclo di vita, nel contesto della comunità di riferimento. È quindi fondamentale rafforzare l’offerta multiprofessionale dei consultori e facilitare l’accesso a tutte le donne, in particolare a quelle che hanno effettuato una IVG, attraverso interventi di sostegno anche psico-sociale e percorsi di counselling personalizzati, al fine di promuovere una procreazione responsabile.

E.M.

17 Marzo 2026

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