Emergenze epidemiche negli animali. In arrivo il nuovo Piano nazionale 2026-2030 per rafforzare prevenzione e risposta

Emergenze epidemiche negli animali. In arrivo il nuovo Piano nazionale 2026-2030 per rafforzare prevenzione e risposta

Emergenze epidemiche negli animali. In arrivo il nuovo Piano nazionale 2026-2030 per rafforzare prevenzione e risposta

Dalla peste suina africana, all’afta epizootica fino al l’influenza aviaria, arriva in Conferenza Stato-Regioni il nuovo Piano nazionale per le emergenze epidemiche 2026-2030. Il documento aggiorna il modello del 2014 alla luce delle norme Ue e dell’esperienza maturata, definendo organizzazione, strumenti operativi e coordinamento tra istituzioni. IL TESTO

Dalla peste suina africana, all’afta epizootica passando per l’influenza aviaria ad alta patogenicità fino alla febbre della Valle del Rift e al vaiolo ovino e caprino, sono queste alcune delle principali malattie oggetto dei manuali operativi inserite nel nuovo Piano nazionale per le emergenze epidemiche (PNE) per il quinquennio 2026-2030 che arriva sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni.

Lo schema di decreto del Ministero della salute per l’adozione del Piano – iscritto nella seduta di domani 18 marzo ed elaborato in raccordo con i ministeri dell’agricoltura, ambiente e difesa e con il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome – aggiorna la precedente versione del 2014, recependo le modifiche introdotte dal regolamento (UE) 2016/429 e dal decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 136, e valorizzando le conoscenze e le esperienze maturate nella gestione delle emergenze epidemiche a livello nazionale e internazionale.  

Il PNE si configura come il riferimento nazionale per la gestione delle emergenze epidemiche legate alle malattie animali trasmissibili, comprese quelle di categoria A individuate dalla normativa europea, ovvero patologie esotiche che non si manifestano normalmente nell’Unione e che richiedono misure immediate di eradicazione.

In questo ambito, particolare attenzione è riservata alla peste suina africana, per la quale il Piano punta su sorveglianza precoce e contenimento della diffusione, soprattutto nella fauna selvatica. Sono previste attività di sorveglianza passiva con segnalazione e campionamento delle carcasse di cinghiali, restrizioni ai movimenti e rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti, oltre alla gestione delle zone infette e al coordinamento tra livelli istituzionali.

Per l’afta epizootica, malattia ad altissima contagiosità, il PNE prevede l’abbattimento degli animali infetti e sospetti, l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza con forti limitazioni alle movimentazioni, misure rigorose di disinfezione e biosicurezza e, ove necessario, il ricorso alla vaccinazione d’emergenza sulla base dell’andamento epidemiologico e della disponibilità di risorse.

Nel caso dell’influenza aviaria, il Piano stabilisce l’individuazione precoce dei focolai, l’abbattimento dei capi infetti o sospetti, la delimitazione di aree di protezione e sorveglianza e il rafforzamento dei controlli sanitari e delle misure di biosicurezza negli allevamenti avicoli, accompagnati da attività di tracciamento epidemiologico.

Il Piano definisce dunque un quadro organico che integra aspetti organizzativi e operativi, con l’obiettivo di garantire un elevato livello di preparazione, capacità di risposta rapida e coordinamento tra Stato, Regioni e altri soggetti coinvolti. Per questo sono previsti manuali operativi specifici per ciascuna malattia, che dettagliano le misure da adottare in caso di focolai, dalla sorveglianza al contenimento fino all’eradicazione.

Il provvedimento chiarisce infine che dall’attuazione del decreto non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

E. M.

17 Marzo 2026

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