Jobs act. Il Senato accorda la fiducia al Governo. È legge

Jobs act. Il Senato accorda la fiducia al Governo. È legge

Jobs act. Il Senato accorda la fiducia al Governo. È legge
Con 166 voti favorevoli, 112 contrari e 1 astenuto, l'Assemblea ha approvato in via definitiva il provvedimento. Tra le numerose norme che riformano il mercato del lavoro anche la previsione di diversi decreti legislativi per ampliare le tutele di maternità ed estenderle a tutte le forme contrattuali. IL TESTO

Con 166 voti favorevoli, 112 contrari e 1 astenuto, l'Assemblea ha approvato in via definitiva il ddl n. 1428-B recante "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro". Il Governo aveva posto la questione di fiducia sull'approvazione del provvedimento.

Previste, nel testo, misure per la maternità, laddove si recita che il Governo dovrà impegnarsi, entro sei mesi, ad emanare uno o più decreti legislativi per la revisione e l'aggiornamento delle misure volte a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La delega dovrà prevedere l'introduzione universale dell'indennità di maternità e il diritto per le lavoratrici madri parasubordinate all'assistenza anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Per contrastare la pratica delle cosiddette "dimissioni in bianco" sono previste "modalità semplificate per garantire data certa nonché l'autenticità della volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro". Viene data, inoltre, ai lavoratori la possibilità di cedere parte delle loro ferie annuali retribuite a colleghi con figli minori malati gravi.

Ma il cuore della riforma riguarda la riduzione della giungla dei contratti di lavoro: oggi ne esistono almeno 40. L'idea è quella di arrivare al contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti. Contestualmente alla riforma degli ammortizzatori sociale viene poi completamente superato l'articolo 18: scompare il diritto al reintegro per i licenziamenti di natura economica, mentre resta per quelli discriminatori e per alcune fattispecie di quelli disciplinari.

I nuovi ammortizzatori sociali, che verrebbero finanziati dalla progressiva scomparsa della cassa integrazione in deroga, si chiameranno Naspi (Nuova assicurazione sociale per l'impiego): un sussidio di disoccupazione universale per tutti coloro che perdono il lavoro, compresi i circa 400mila collaboratori a progetto che oggi non hanno alcun sostegno. Il sussidio spetterà a tutti coloro che perdono il posto dopo aver lavorato almeno tre mesi.
Anche in questo caso, come per alcuni aspetti del superamento dell'articolo 18, i dettagli saranno elencati dai decreti attuativi. 

03 Dicembre 2014

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