Lingua dei segni. Grasso: “Mi impegno per una legge che la garantisca”

Lingua dei segni. Grasso: “Mi impegno per una legge che la garantisca”

Lingua dei segni. Grasso: “Mi impegno per una legge che la garantisca”
Così il presidente del Senato rispondendo all'appello dell'Associazione "Radio Kaos Italis" per il riconoscimento anche in Italia della lingua dei segni. Riprendere la legge già approvata dal Senato nel 2011, per "garantire la rimozione delle barriere che limitano l'esercizio dei diritti dei cittadini sordi".

Ieri, attraverso il sito change.org, il gruppo di ragazzi che ha dato vita al progetto radiofonico per promuovere l'integrazione tra sordi e udenti "Radio Kaos ItaLis" ha lanciato una petizione per il riconoscimento della Lingua dei Segni italiana (LIS) nel nostro Paese.
Il Presidente del Senato in una lettera inviata al Presidente dell'Associazione "Radio Kaos ItaLis" esprime "il più ampio e sentito sostegno all'iniziativa" e si impegna "a sollecitare una nuova iniziativa legislativa, che colmi al più presto questa grave lacuna del nostro ordinamento".
 
Il Presidente Grasso ricorda, infatti, che "nel corso della XVI legislatura il Parlamento ha discusso un disegno di legge avente ad oggetto la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e il riconoscimento della lingua dei segni italiana, approvato dal Senato all'unanimità il 16 marzo 2011 e poi passato all'esame della Camera dei deputati.
 
Questo disegno di legge prevede l'utilizzo della LIS in ambito scolastico e universitario, nonché in giudizio e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche. Purtroppo, la legislatura si è conclusa prima dell'approvazione in via definitiva del progetto di legge".
"Il riconoscimento della lingua dei segni – continua il Presidente del Senato – è uno strumento fondamentale per garantire la rimozione delle barriere che limitano l'esercizio dei diritti dei cittadini sordi e che impediscono la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese. Questi diritti, riconosciuti dagli articoli 3 e 6 della nostra Costituzione, ma anche dalle maggiori organizzazioni internazionali, quali il Consiglio d'Europa, l'ONU e l'Unione europea, devono essere tutelati attraverso misure legislative specifiche."

05 Aprile 2013

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