Liste d’attesa. Cittadinanzattiva su dati Ministero: “Criticità note. Serve campagna di informazione ai cittadini e controllo intramoenia”

Liste d’attesa. Cittadinanzattiva su dati Ministero: “Criticità note. Serve campagna di informazione ai cittadini e controllo intramoenia”

Liste d’attesa. Cittadinanzattiva su dati Ministero: “Criticità note. Serve campagna di informazione ai cittadini e controllo intramoenia”
"Gli stessi dati certificano che il problema delle liste di attesa unisce, tragicamente, l’intero territorio italiano. Ora va verificato che le prestazioni in intramoenia non superino quelle nel canale istituzionale, perché altrimenti l’intramoenia diventa una scelta obbligata, e che quindi chi non può permettersi di pagare possa solo attendere e sperare che tutto, nel frattempo, vada per il meglio”. Questo il commento di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

“I primi dati del servizio 1500 confermano quanto abbiamo evidenziato da diversi anni nel nostro Rapporto Pit Salute: i cittadini si ritrovano spesso da soli quando devono accedere al Ssn, con poche informazioni o di scarsa qualità. E’ necessario per questo avviare una campagna che illustri con completezza ai cittadini non solo quali siano i loro diritti quando si trovano con liste di attesa troppo lunghe, ma come agire per ottenere invece che il loro diritto all’accesso venga rispettato”. Questo il commento di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva in merito ai primi dati emersi dal report del Ministero della Salute sulla linea dedicata alle liste di attesa.

“Il lavoro svolto dal Ministero va nella giusta direzione, poiché servono dati ufficiali che certifichino la situazione che più volte abbiamo messo in luce attraverso le segnalazioni dei cittadini che si rivolgono al nostro servizio di tutela. Così come l’aver specificato che i tempi di attesa massimi si applicano su tutto il territorio nazionale e a tutte le prestazioni. Gli stessi dati certificano che il problema delle liste di attesa unisce, tragicamente, l’intero territorio italiano, sebbene le strutture del centro sud ne soffrano maggiormente. Ora va verificato che le prestazioni in intramoenia non superino quelle nel canale istituzionale, perché altrimenti l’intramoenia diventa una scelta obbligata, e che quindi chi non può permettersi di pagare possa solo attendere e sperare che tutto, nel frattempo, vada per il meglio”. 

13 Febbraio 2019

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