Liste d’attesa. Schillaci: “Nessuna voglia d’invadere competenze Regioni, serve gioco di squadra”. E sulla spesa sanitaria: “Ci vogliono più soldi ma non può essere l’unico parametro”

Liste d’attesa. Schillaci: “Nessuna voglia d’invadere competenze Regioni, serve gioco di squadra”. E sulla spesa sanitaria: “Ci vogliono più soldi ma non può essere l’unico parametro”

Liste d’attesa. Schillaci: “Nessuna voglia d’invadere competenze Regioni, serve gioco di squadra”. E sulla spesa sanitaria: “Ci vogliono più soldi ma non può essere l’unico parametro”
Il Ministro della Salute al ‘Forum in Masseria’ di Bruno Vespa: “Già in autunno vedremo miglioramenti sulle liste d’attesa”. E poi sul riparto del Fondo sanitario: “Vorremmo che una parte sia destinata per specifici argomenti, aumentando per esempio la percentuale da destinare alla prevenzione”, oggi il 5% “ma in realtà le Regioni spendono molto meno”, e una parte da destinare alla salute mentale.

Già dall’autunno si potrebbe avere un “visibile miglioramento” sul taglio delle liste d’attesa, “problema non solo annoso ma anche doloroso per i cittadini, probabilmente una delle questioni più sentite e sofferte per quanto riguarda il mondo della sanità”. Un cronoprogramma che avanza e che si dovrebbe concludere nell’arco di due mesi dopo il lavoro in atto sui provvedimenti del decreto legge varato dal governo. E da gennaio 2025 anche lo stop al tetto delle assunzioni perché “non si può pensare di abbattere le liste d’attesa non incrementando il numero degli operatori sanitari nel servizio sanitario nazionale”, e un nuovo calcolo basato sul fabbisogno. Con la possibilità, nel frattempo, per le Regioni che hanno la capacità economica, di assumere più personale socio-sanitario, del 5% in più. “Da 20 anni si parla di un anno per una Tac ed è una vergogna che ancora oggi ci vogliano 2 anni per una mammografia”.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ospite di Bruno Vespa al `Forum in masseria´ a Manduria, in Puglia, fa il punto sul piano contro le liste d’attesa e approfitta per fare qualche puntualizzazione: “Nessun motivo elettorale” dice, il lavoro è iniziato in “tempi non sospetti”, ci sono “atti del ministro Giorgetti e del sottoscritto del gennaio 20232. Richiama poi al “gioco di squadra”. “Ognuno deve fare la sua parte, governo, ministero, regioni, direttori generali, e anche i cittadini, “perché un punto significativo è legato al fatto che tutti quelli che hanno prenotato una prestazione, 2 giorni prima di effettuarla saranno chiamati per la conferma” e questo significa recuperare fino al 20% di disponibilità. E alle Regioni: “Ho chiarito molto bene che non c’è nessuna voglia da parte mia e del governo centrale di andare ad occupare spazi” di loro competenza, l’organismo di vigilanza previsto nel decreto è uno strumento che risale al 2005 “e che però forse fino ad oggi non è stato messo completamente in funzione”, ed è un ausilio.

Su tutto campeggia la piattaforma per il monitoraggio, in grado di dare dati precisi e regione per regione per conoscere in maniera chiara e analitica quali sono le prestazioni e le terapie, e quali le visite di cui i pazienti hanno bisogno con i reali tempi d’attesa. Un punto che ha avuto il consenso dei cittadini che sul decreto, in base ai dati di un sondaggio citato da Schillaci, “hanno espresso un gradimento dell’86%”. Altro pilastro il Cup unico pubblico-privato convenzionato.

Per fine luglio Schillaci ha annunciato poi, la definizione con il Mef di quello che sarà “il Fondo sanitario nazionale. Vorremmo – ha detto – che una parte sia destinata per specifici argomenti, aumentando per esempio la percentuale da destinare alla prevenzione”, oggi il 5% “ma in realtà le Regioni spendono molto meno”, e una parte da destinare alla salute mentale. Tema quest’ultimo per il quale, ha riferito il ministro, “si sta valutando l’opportunità di attivare una piattaforma simile a quella usata per il monitoraggio sulle liste d’attesa”. Infine il capitolo della spesa sanitaria: “Ci vogliono più soldi ma non può essere l’unico parametro”, ha detto Schillaci. Il tema è il welfare. “Andiamo a vedere quanto spendono quegli stessi Paesi che investono di più in sanità, per esempio nel sistema pensionistico”. E ancora: “Il Def del Governo Draghi portava la spesa sanitaria rispetto al Pil al 6,2%, il Governo di cui faccio parte lo ha portato al 6,8%. Dire per legge che portiamo al 7,5% il Pil per la spesa sanitaria è realizzabile ma se accade una cosa come durante la pandemia, il Pil scende, paradossalmente mettiamo meno soldi sul Servizio sanitario”.

Critiche le opposizioni. Secondo la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella “il decreto parifica le strutture private a quelle pubbliche” mentre per il capogruppo del M5s in commissione Affari sociali alla Camera, Andrea Quartini, “il ministro continua a ripetere la litania del finanziamento record, che sembra imbarazzante smontare ogni volta”. Per la coordinatrice nazionale di Italia Viva, Raffaella Paita, “Schillaci annuncia interventi che non ci sono. Occorre il Mes per salvare il sistema”.

07 Luglio 2024

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