Manifestazione del 27 ottobre. L’adesione di Livia Turco

Manifestazione del 27 ottobre. L’adesione di Livia Turco

Manifestazione del 27 ottobre. L’adesione di Livia Turco
La sanità pubblica e chi ci lavora devono essere salvaguardati. Rappresentano una sorta di “ultima e invalicabile” trincea per la tenuta sociale del Paese. Tagliare la sanità vuol dire tagliare la vita, la solidarietà, la coesione sociale già messa a durissima prova da questa crisi e dagli interventi per contenerla

La mia è una adesione convinta. Con la testa e con il cuore. Credo da sempre nella sanità pubblica e in tutti coloro, medici e operatori a tutti i livelli, che dedicano la loro vita alla salute dei cittadini.
La loro è una missione, nel senso vero e alto del termine. Lo è fin dall’inizio, quando decidono di dedicare anni di studi in materie difficili e impegnative e lo è ancor di più dopo, quando dalla teoria passano ai fatti. Trasformandosi in veri tutori del bene più importante che abbiamo: la nostra salute e quella dei nostri cari.

Ma svolgere oggi questa missione è sempre più difficile. Sotto la minaccia di una crisi economica drammatica anche le politiche sanitarie hanno segnato il passo. Con continue manovre di contenimento dei finanziamenti alla sanità pubblica.
Ora è il momento di dire basta.

Di tagli, e soprattutto tagli lineari senza una strategia reale di razionalizzazione e ottimizzazione della spesa, mirando a colpire con precisione le reali inefficienze e non genericamente il complesso del settore, la sanità pubblica muore.
Muore nelle corsie, senza letti, senza personale e senza investimenti per l’ammodernamento strutturale e teconologico. Muore nella medicina del territorio, che attende da anni gli investimenti indispensabili per diventare una reale alternativa all’ospedale. Muore nelle liste d’attesa inaccettabili cui sono costretti migliaia di cittadini e muore nella piaga della migrazione sanitaria dal Sud al Nord del Paese, perché dopo decenni non siamo ancora riusciti a dotare il Meridione d’Italia di una sanità degna del livello di civiltà di un Paese come il nostro.
A tutto questi i sindacati del Ssn hanno deciso di dire basta. E io con loro.

La sanità pubblica italiana costa meno di quella dei nostri partner europei ed è giudicata tra le migliori del Mondo. Un primato che ormai rischiamo di perdere se non si interrompe la miopia di provvedimenti a senso unico che stanno portando anche le Regioni con un servizio sanitario “virtuoso”, efficiente e di qualità, verso un inarrestabile declino.

La sanità italiana, poi, è anche un volano straordinario di risorse e conoscenze per lo sviluppo del Paese. E lo dimostrano i dati che mostrano con chiarezza come, a fronte di un 7,3% di incidenza sul Pil della spesa sanitaria pubblica, corrisponda oltre il 12% di ricchezza prodotta dalla filiera della salute. Una ricchezza che si prosciugherà presto, dopo i tagli sommari operati dal precedente Governo Berlusconi, ma anche dall’attuale Governo Monti. Sia con la spending review che con l’ultima legge di stabilità.

La sanità pubblica e chi ci lavora devono essere salvaguardati. Rappresentano una sorta di “ultima e invalicabile” trincea per la tenuta sociale del Paese. Tagliare la sanità vuol dire tagliare la vita, la solidarietà, la coesione sociale già messa a durissima prova da questa crisi e dagli interventi per contenerla.

Per tutti questi motivi, come parlamentare del Pd, come ex ministro alla Salute che si è sempre battuta per innalzare il livello e la qualità del nostro Servizio sanitario nazionale e come cittadina e “utente” della sanità pubblica, ribadisco ancora una volta la mia adesione alla manifestazione del 27 aprile, augurandomi che sia di stimolo al Governo per rivedere le sue politiche sanitarie, favorendo la riapertura di quel tavolo di confronto tra tutti gli attori del sistema che deve portare alla sigla di un nuovo e innovativo Patto per la Salute.

Livia Turco
 

Livia Turco

24 Ottobre 2012

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