Manovra 2021. Cgil, Cisl, Uil Pa: “Su assunzioni e contratti risposte non adeguate. Pronti a sciopero”

Manovra 2021. Cgil, Cisl, Uil Pa: “Su assunzioni e contratti risposte non adeguate. Pronti a sciopero”

Manovra 2021. Cgil, Cisl, Uil Pa: “Su assunzioni e contratti risposte non adeguate. Pronti a sciopero”
I sindacati: “Rispetto alle dichiarazioni del Governo delle scorse settimane non si intravede quella svolta necessaria per i settori pubblici, né sul fronte rinnovamento della Pa né su quello del cambiamento”.

“Su assunzioni e rinnovo dei contratti nella Pa in legge di bilancio non ci sono risposte adeguate”. Così Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa in merito a quanto emerge dalla lettura della bozza della legge di Bilancio, dalla quale: “Rispetto alle dichiarazioni del Governo delle scorse settimane – osservano -, non si intravede quella svolta necessaria per i settori pubblici, né sul fronte rinnovamento della Pa né su quello del cambiamento”. 
 
Sull’occupazione, spiegano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, “da anni chiediamo di mettere a fuoco la grave emergenza occupazione nelle pubbliche amministrazioni, che anche il Covid ha dimostrato essere una priorità, se vogliamo dare risposte adeguate ai cittadini e non solo nel settore sanitario. Così come siamo costretti a registrare che neanche sul fronte contrattuale il governo ha scelto di investire sulla contrattazione per rilanciare una riforma urgente e necessaria del sistema di classificazione, un grande piano di riqualificazione del personale e i salari dei dipendenti che rimangono tra i più bassi d’Europa”.
 
Per queste ragioni, osservano i dirigenti sindacali, “avevamo già espletato le procedure relative allo stato di agitazione del personale dei comparti sanità, funzioni locali e funzioni centrali. Dal testo della manovra sul quale oggi ci sarà il confronto tra governo e sindacati, non ci sono ragioni che fanno venir meno la mobilitazione e quindi andremo avanti con proclamazione dello sciopero dei settori pubblici. Avevamo chiesto un tavolo con il Governo su assunzioni, contratti e interventi urgenti ed emergenziali sul fronte della sicurezza. Ad oggi questo confronto non è partito”.
 
La situazione nel paese, continuano, “desta forte preoccupazione e i lavoratori pubblici hanno agito con grande responsabilità: settore educativo, assistenti sociali, polizia locali, dipendenti degli enti che si occupano di previdenza e assistenza, medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari e sociosanitari, lavoratori della sicurezza, a tutti questi lavoratori che sono parte del funzionamento meritano un rinnovo dignitoso del loro Contratto di Lavoro. Con il Recovery Fund il paese dovrà correre più veloce e fare bene sia dal punto di vista della progettazione che della spesa dei Fondi Europei. Non solo dobbiamo usarli per investimenti nel settore pubblico per dare più servizi e protezione ai cittadini ma dobbiamo anche qualificare e valorizzare chi lavora nel sistema pubblica. Le risorse sono uno strumento, il lavoro delle persone è quelle che rende gli investimenti cambiamento reale. Oggi è il sindacato confederale ad essere determinato sulla necessità di un cambiamento radicale del settore pubblico investendo su innovazione, competenze, riforma delle carriere mentre la politica continua con il dibattito ormai anacronistico sul fatto che il solo tenere le persone in un ufficio di per sé determina produttività”.
 
Nel contratto 16/18, ricordano, “le risorse del fondo previsto dal governo (85 euro medi), insieme all’indennità di vacanza contrattuale (20 euro), furono una prima risposta ad un blocco salariale imposto dal 2009. Sono ferme indennità da oltre 10 anni, non si sbloccano le risorse per la contrattazione decentrata e incentivare cosi la produttività (queste non sarebbero risorse aggiuntive ma nella disponibilità dei fondi e che norme e pareri della ragioneria generale dello stato bloccano). Insomma dal Governo si ripropone una ricetta vecchia come il cucco e che ad oggi ha fallito: burocrazia difensiva, nessun cambiamento, provvedimenti di legge che bloccano qualsiasi dinamismo organizzativo. Sono le stesse amministrazioni che stanno chiedendo in queste ore di avere maggiore flessibilità contrattuale, più personale, più strumenti per favorire l’innovazione”.
 
“Sono poche le risorse per il salario, poche e non per tutte le aree professionali le risorse per specifiche indennità, non c’è attenzione alla necessità di innovazione, vorremmo ad esempio poter superare inquadramenti professionali desueti e inserire le nuove figure professionali. In tale contesto, è prioritario che in sede di rinnovo dei contratti si affronti seriamente il capitolo delle relazioni sindacali al fine di restituire ruolo e valore alla contrattazione, in particolare attraverso la riappropriazione di materie utili alla gestione della transizione verso l’innovazione dei servizi a partire dall’organizzazione del lavoro e dalla salute e sicurezza che nel settore pubblico sono prerogativa del datore di lavoro mentre nel privato della contrattazione. Le lavoratrici e i lavoratori del settore pubblico dicono basta a questa opera di svalorizzazione e si preparano alla mobilitazione generale: è ora di cambiare la Pa e di farlo con chi rappresenta il lavoro. O ci sarà il tavolo del Governo con le Categorie per recuperare le risorse necessarie al cambiamento o continueremo nella nostra azione di lotta”, concludono Sorrentino, Petriccioli, Librandi e Turco.

16 Novembre 2020

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