Manovra. Istat: cresce la spesa pubblica per la sanità ma aumenta rinuncia alle cure. Italia con pochi infermieri e medici sempre più anziani

Manovra. Istat: cresce la spesa pubblica per la sanità ma aumenta rinuncia alle cure. Italia con pochi infermieri e medici sempre più anziani

Manovra. Istat: cresce la spesa pubblica per la sanità ma aumenta rinuncia alle cure. Italia con pochi infermieri e medici sempre più anziani
Nel 2024 la spesa sanitaria ha raggiunto i 185 miliardi di euro, di cui il 74% pubblica mentre la spesa diretta delle famiglie è stata di 41,3 miliardi (22,3%). Il resto, circa 6,4 miliardi, è coperto da assicurazioni e altri regimi volontari. Tuttavia, quasi 6 milioni di italiani hanno rinunciato a cure o visite per liste d’attesa o costi. L’Italia resta sotto la media europea per infermieri e registra la quota più alta di medici over 55. In crescita le patologie neurodegenerative come Alzheimer e demenze senili. IL DOCUMENTO

La sanità italiana si trova in una fase cruciale: cresce la spesa pubblica, ma restano gravi criticità sull’accesso alle cure e sul ricambio del personale. È quanto emerge dall’audizione del presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli sul disegno di legge di bilancio 2026, che dedica un ampio capitolo alle misure per la salute pubblica. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 185,1 miliardi di euro, con una crescita nominale del 3,3% rispetto all’anno precedente. Di questi, 137,5 miliardi provengono dal settore pubblico, pari al 74,3% del totale, mentre la spesa diretta delle famiglie è stata di 41,3 miliardi (22,3%). Il resto — circa 6,4 miliardi — è coperto da assicurazioni e altri regimi volontari.

Nel quinquennio 2019-2024 la spesa pubblica è cresciuta in media del 3,8% l’anno, più rapidamente rispetto a quella delle famiglie (+2,2%). Aumentano anche le coperture volontarie (+7,9% annuo per le assicurazioni sanitarie e +9,7% per le istituzioni senza scopo di lucro).

Ma a preoccupare l’Istat è soprattutto la struttura del personale sanitario. L’Italia detiene la quota più alta di medici anziani in Europa: il 44,2% ha più di 55 anni e oltre uno su cinque supera i 65. I medici in attività sono circa 320 mila (5,3 per mille abitanti), ma i medici di medicina generale sono in calo: 37.983 nel 2023, il 60% con più di 60 anni.
Sul fronte infermieristico la dotazione resta inferiore alla media UE: 405 mila infermieri in servizio, pari a 6,9 per mille abitanti contro gli 8,3 europei. Il rapporto infermieri/medici è di 1,3, quasi la metà della media Ocse (2,5). Anche in questa categoria si osserva un progressivo invecchiamento: un terzo ha tra 45 e 54 anni, e uno su quattro ha già superato i 55.

Sul versante dell’accesso ai servizi, la situazione si è aggravata. Nel 2024 quasi un italiano su dieci (9,9%) ha rinunciato a visite o esami diagnostici — pari a 5,8 milioni di persone, contro i 4,5 milioni del 2023. La causa principale restano le liste d’attesa (6,8%), seguite da difficoltà economiche e logistiche. Il fenomeno colpisce soprattutto donne e anziani, e mostra un aumento uniforme in tutto il Paese: dal 2-3% del 2019 si è passati a valori sopra il 6-7% in tutte le aree geografiche.

Infine, l’Istat dedica un focus alla malattia di Alzheimer e alle demenze senili, patologie per le quali è previsto un finanziamento ad hoc nel disegno di legge. Nel 2024, il 4,7% degli over 65 che vivono in famiglia è affetto da queste malattie, con prevalenze doppie tra le donne (6,2%) rispetto agli uomini (2,8%).

Nel 2022 i decessi attribuiti a demenze e Alzheimer sono stati 37.127, pari al 5% della mortalità totale, e in costante aumento da un decennio. Le aree più colpite sono il Centro e il Sud, dove l’assistenza domiciliare sopperisce alla carenza di strutture dedicate.

Nonostante l’aumento dei fondi previsti nel bilancio 2026 per rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale e sostenere il personale, i dati Istat indicano che le disuguaglianze territoriali e la carenza di risorse umane restano le principali criticità del sistema. Una sfida che il Paese dovrà affrontare per garantire l’effettiva equità di accesso alle cure.

06 Novembre 2025

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