Manovra sanità. La sproporzione nei tagli a farmaci e dispositivi

Manovra sanità. La sproporzione nei tagli a farmaci e dispositivi

Manovra sanità. La sproporzione nei tagli a farmaci e dispositivi
Il Def taglia quasi lo 0,9% della spesa totale (7,5 miliardi su 800) ma il 2,4% di quella SSN (2,6 miliardi su 110), in proporzione quasi tre volte tanto. Farmaci e dispositivi pesano il 2,75% della spesa pubblica totale (22 miliardi su 800) ma contribuiscono ai tagli proporzionalmente sei volte e mezzo tanto, il 18% (1,35 su 7,5). Ma tagliare farmaci e dispositivi significa penalizzare innovazione e tecnologia.

Guardando ai tagli del Def e alle voci loro componenti sulla sanità, ho elaborato qualche analisi di confronto i cui risultati mi sembrano di un certo interesse e spero di stimolo a discussione e commenti.
 
Il Def da 16,8 miliardi, di cui 6,8 da benefici finanziari di provenienza “esogena” (Draghi, QE, interessi sul debito, spread, ecc.), prevede che dei restanti 10 da ottenere con il programma di riforme, 2,5 vengano da riduzioni di detrazioni e deduzioni fiscali, quindi più entrate tributarie, e 7,5 da tagli alla spesa pubblica (arrotondo le cifre per comodità di calcolo).
 
Della spesa pubblica, quindi, il Def taglia lo 0,9%, 7,5 miliardi sugli 800 totali circa. Una sforbiciata in percentuale molto esigua.
 
Però molto orientata sulla sanità: circa un terzo di quei 7,5 miliardi – 2,6 – vengono dal SSN. Pesando la sanità sul totale della spesa pubblica circa un ottavo (110 miliardi su 800, quasi il 14%) contribuisce ai tagli appunto per più di un loro terzo (2,6 miliardi su 7,5), il 35% dei risparmi del Def. Prende il 14% ma dà il 35%.
 
Il Def taglia quasi lo 0,9% della spesa totale (7,5 miliardi su 800) ma il 2,4% di quella SSN (2,6 miliardi su 110), in proporzione quasi tre volte tanto.
 
In quei 2,6 miliardi la bozza recita che oltre la metà, 1,35, vengano da farmaci e dispositivi, la cui spesa nel SSN è di circa 22 miliardi, il 2,75% della spesa pubblica totale (22 miliardi su 800).
 
Quindi il 2,75% della spesa pubblica contribuisce al 18% dei risparmi del Def (1,35 miliardi su 7,5). Prende il 2,75% ma dà il 18%.
 
Riassumendo:
– La sanità è quasi il 14% della spesa pubblica totale (110 miliardi su 800) ma ne contribuisce ai tagli nel Def col 35% (2,6 miliardi su 7,5)
– Il Def taglia circa lo 0,9% della spesa pubblica (7,5 miliardi su 800), ma in proporzione quella SSN è tagliata quasi il triplo, il 2,4% (2,6 miliardi su 110) e quella per farmaci e dispositivi oltre il sestuplo, il 6,2% (1,35 miliardi su 22)
– Farmaci e dispositivi pesano il 2,75% della spesa pubblica totale (22 miliardi su 800) ma ne contribuiscono ai tagli nel Def proporzionalmente sei volte e mezzo tanto, il 18% (1,35 su 7,5).
 
È evidente la macroscopica sproporzione nelle scelte dei comparti dai quali risparmiare. Tagli non lineari, auspicabili certamente in linea di principio, ma proprio perché da effettuare su settori dove ci sia effettivamente ridondanza e minore impatto negativo.
 
Non certo la sanità pubblica già tra le meno finanziate in EU e con già elevate criticità e iniquità di funzionamento, non su farmaci e dispositivi la cui spesa è già in assoluto tra le più basse in EU e OCSE. “Bastona il cane che affoga” scriveva Mao.
 
Naturalmente sono numerose le aree della spesa pubblica più “ridondanti” dove potere recuperare quel modestissimo 1% di riduzione chiesto dal Def (già solo nelle regioni quelle identificate qui su QS da Cesare Fassari).
 
Si può disquisire se le vere ragioni di queste scelte così mirate a sanità, su farmaci e dispositivi, siano strategiche, come la volontà di revisione del welfare e di rimodulazione del rapporto tra sanità pubblica in favore della privata, soprattutto nel finanziamento.
 
Oppure siano meramente tattiche, come scaricare lo scomodo onere alle regioni, o come tagliare, farmaci e dispositivi perché, a differenza di altro, è operativamente più facile e immediato (prezzi e mercato regolati), meno scomodo e di “disturbo” nel sistema, meno politicamente impopolare vista anche l’opinione pubblica non benevola verso “Big Pharma” e Co.
 
Certo è che tagliare farmaci e dispositivi significa penalizzare innovazione e tecnologia, gli strumenti principe per rendere più efficiente (meno inefficiente) la sanità e aiutarne la sempre più incerta sostenibilità futura. Insomma, appare poco lungimirante. Diceva De Gasperi riprendendo una citazione di Clarke, che il politico pensa alle prossime elezioni, l’uomo di Stato alle prossime generazioni.
 

Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia sanitaria 

Fabrizio Gianfrate

01 Maggio 2015

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