Nuovi ticket. Balduzzi: “Stiamo lavorando, ma non è detto che interverremo”

Nuovi ticket. Balduzzi: “Stiamo lavorando, ma non è detto che interverremo”

Nuovi ticket. Balduzzi: “Stiamo lavorando, ma non è detto che interverremo”
Il ministro lo ha spiegato parlando oggi a margine del Forum Meridiano Sanità promosso a Roma. Le ipotesi sul tavolo sono “molteplici” e un confronto è “responsabile”, perché così come concepiti “quei 2 miliardi di ticket aggiuntivi non sono sostenibili”. Ma il tempo  a disposizione è poco.

Prosegue il lavoro per la rimodulazione dei nuovi ticket aggiuntivi previsti per il 2014 . Lo ha affermato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, parlando con i giornalisti a margine del Forum Meridiano Sanità promosso oggi a Roma. Anche se, ha precisato il ministro, non è detto che si arriverà a una soluzione. “È un lavoro che si sta facendo ma che potremmo anche non fare, visto che la data di entrata in vigore dei ticket aggiuntivi è il 1° gennaio 2014", ha infatti detto Balduzzi. Secondo il quale, però, "è responsabile aprire un confronto, perché quei 2 miliardi servono, ma i nuovi ticket così come impostati ora non sono sostenibili”, ha detto il ministro. L'impegno, dunque, è quello di riuscire a rendere la compartecipazione “più equa, trasparente e omogenea”.
 
Quanto alle ipotesi sul tavolo, resta quella della franchigia, "ma c’è ne sono molte altre", ha detto il ministro. "La mia proposta è stata proprio quella di riuscire ad allargare il ventaglio di opzioni perché, per fortuna, la soluzione non è una sola. Se così fosse – ha concluso Balduzzi -, bisognerebbe accettare l'ineluttabilità e avere dei ticket aggiunti sulla base del sistema attuale a partire dal 1° gennaio 2014. Così non è”.
 
Nel suo intervento al Forum il ministro ha poi annunciato che gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera previsti dalla Spending Review sono ora all’attenzione delle Regioni. Il ministro ne ha parlato in relazione al Decreto Sanità a sua firma, approvato con due voti di fiducia dal Parlamento perché, ha spiegato, i risparmi che si otterranno dal riordino della spesa ospedaliera serviranno a finanziare la riforma delle cure primarie prevista dal Decretone. Altre risorse per la riforma, ha spiegato il ministro, “sono già previste dalle convenzioni vigenti e quindi disponibili. Se così non fosse, bisognerebbe farsi delle domande sulla correttezza delle convenzioni firmate due anni fa”.

Questo è stato solo uno dei punti toccati dal ministro in difesa del suo provvedimento. Un Decreto che, ha detto, “dà risposte a questioni di cui si parla da anni. Non si tratta di inventare nulla di nuovo, si tratta di realizzarlo”, ha aggiunto il ministro secondo il quale “l’Italia soffre di incessante bulimia normativa, ma poi le norme bisogna metterle in pratica”. Un passaggio necessario perché “il migliore modo per salvaguardare il nostro Ssn è quello di fare della buona manutenzione”.

Lo stesso, secondo Balduzzi, vale per la norma del Decreto riguardante i Lea. “Potevamo non metterla, già che di Lea nuovi ce ne sono e sono pronti da oltre 4 anni. Però giacciono fermi. Metterli nel Decreto è stato quindi un richiamo alla co-responsabilizzazione di tutti i palazzi della politica affinché si impegnino alla loro emanazione”.

Per il bene del Ssn, anche le Regioni devono fare la loro parte. E a differenza di molti, Balduzzi ha difeso in questo contesto il regionalismo, che “non è una sventura per il Ssn, ma uno dei suoi punti di forza, purché ben governato”.

Da Balduzzi è arrivata infine una stoccata all’industria farmaceutica. “Nel Decreto sono tante le norme che vanno nella direzione dello sviluppo del settore, ma le imprese del farmaco non possono pensare di vedere esaudite tutte le loro richieste”. Anche perché, “l’industria può anche manifestare comportamenti opportunistici contrastanti con l’utilità pubblica”, ha affermato il ministro con riferimento alla battaglia dei farmaci generici “che è tutta italiana, perché negli altri Paesi è stata da tempo risolta. Allora siamo proprio sicuri che l'industria del farmaco stia facendo l'interesse del Paese e che non guardi indietro, invece che aiutare il Paese a guardare avanti?”.

 

06 Novembre 2012

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