Question time/3. Spesa personale sanitario, Speranza: “Dobbiamo cambiare il modello di programmazione della spesa”

Question time/3. Spesa personale sanitario, Speranza: “Dobbiamo cambiare il modello di programmazione della spesa”

Question time/3. Spesa personale sanitario, Speranza: “Dobbiamo cambiare il modello di programmazione della spesa”
"Cambiare quello oggi vigente, costruito per silos chiusi e tetti di spesa. Tra questi silos chiusi e tetti di spesa, il più insopportabile è proprio quello sul personale sanitario. Abbiamo iniziato a fare questo cambiamento, ma, dal mio punto di vista, bisogna fare molto di più". Così il ministro della Salute rispondendo a Stumpo (Leu).

La mia opinione è che dobbiamo complessivamente cambiare il modello di programmazione della spesa sanitaria e cambiare quello oggi vigente, costruito per silos chiusi e tetti di spesa. Tra questi silos chiusi e tetti di spesa, il più insopportabile è proprio quello sul personale sanitario. Abbiamo iniziato a fare questo cambiamento, ma, dal mio punto di vista, bisogna fare molto di più”.

Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, rispondendo ieri alla Camera al question time sul tema presentata da Nicola Stumpo (LeU).

Di seguito la risposta integrale del ministro Speranza:

“Ringrazio gli interroganti, per aver posto l’attenzione sul tema cruciale del futuro del Servizio sanitario nazionale, che è proprio il tema del personale. Ho avuto modo più volte di dire che, durante i giorni più difficili, abbiamo imparato come si possano comprare mascherine, camici e respiratori, ma come non si possa certo immaginare di comprare il personale sanitario: o lo hai formato, in un tempo anche lungo di investimenti e di programmazione, oppure il personale non lo hai. Questa è la ragione per cui, negli ultimi due anni, abbiamo finanziato circa 30.000 borse di specializzazione per medici neolaureati e, l’anno scorso, ben 17.400, il triplo di tre anni fa e il doppio di due anni fa. Quindi, abbiamo fatto un passo avanti molto importante, il cui impatto sul Servizio sanitario nazionale, però, lo potremo misurare soltanto alla fine di questo percorso.

La mia opinione è che dobbiamo complessivamente cambiare il modello di programmazione della spesa sanitaria e cambiare quello oggi vigente, costruito per silos chiusi e tetti di spesa. Tra questi silos chiusi e tetti di spesa, il più insopportabile è proprio quello sul personale sanitario. Abbiamo iniziato a fare questo cambiamento, ma, dal mio punto di vista, bisogna fare molto di più.

Nella legge di bilancio, che il Parlamento ha approvato, in via definitiva, nel dicembre 2021, ci sono due segnali che vanno in questa direzione. In primis, diventa permanente la possibilità di alzare questo tetto del 10 per cento, rispetto alla cifra del tetto precedente, cioè quella del 2004 (meno 1,4 per cento), e questo 10 per cento è valido per tutte le regioni italiane, comprese quelle a cui si fa riferimento nella interrogazione.

Inoltre, c’è un altro elemento che ritengo molto rilevante: il miliardo di euro, messo in legge di bilancio per coprire gli investimenti pluriennali del PNRR, che sono investimenti a termine, e che, quindi, al 2026 finiranno. Noi mettiamo un miliardo da qui al 2026. Per la prima volta nella storia il finanziamento del personale sanitario, è fuori dal tetto di spesa. Quindi, tutto l’investimento sul personale, che si farà per la sanità del territorio, sarà fuori da questo tetto. Non è per me abbastanza; la mia opinione è che bisognerà lavorare ancora per rompere questo tetto, ma in legge di bilancio, con il 10 per cento da un lato e il miliardo di assistenza territoriale dall’altro, facciamo finalmente un importante passo avanti.

La mia opinione è che, nell’ambito di una condivisione tra Parlamento e Governo, possiamo lavorare, anche in vista della prossima legge di bilancio, per mettere ancora mano a un nodo fondamentale strategico, che è proprio quello del personale sanitario”.

In sede di replica, Federico Conte (LeU) ha dichiarato:

volevo ringraziarla per la precisazione, non soltanto perché ci consente di chiarire un passaggio fondamentale, già acquisito nella legge di bilancio, e cioè l’innalzamento del tetto di spesa del 10 per cento, rispetto a questa insopportabile soglia del 2004 (meno 1,4 per cento), in particolare perché ha chiarito che questo riguarda anche le ragioni più sofferenti, in condizioni di commissariamento o, comunque, in piano di rientro. Tanto per fare qualche esempio, sono il Lazio, la Campania, alla quale particolarmente penso, e la Calabria dell’onorevole Stumpo. Questo tetto di spesa consente di riprendere un ragionamento che riguarda il turn over funzionale, la riorganizzazione dei servizi – perché, oltre al personale, c’è bisogno di un nuovo modello organizzativo, che ha bisogno anch’esso di personale -, la stabilizzazione dei precari, che rappresentano un elemento di grande rilievo sociale ed occupazionale.

Mi piace, ancora di più, cogliere il senso del rilancio che lei oggi fa qui, con riferimento alla postazione in bilancio di un miliardo extratetto, come primo passo per l’eliminazione dei concetti di silos e tetti per la sanità, per uscire da questa stagione, in cui la sanità è stata considerata un costo, e iniziare quella in cui la sanità è considerata, a tutti gli effetti, un investimento. Del resto, mi chiedo come altrimenti potremmo dare vita alla riforma della sanità che lei ha voluto, con al centro la società, il territorio e il cittadino. Realizzare 1.400 case della comunità, 350 ospedali della salute della comunità, significa mettere una filiera fatta anche di assistenza domiciliare, di telemedicina e di cure intermedie. Tutto questo cammina sulle gambe e si muove sulle braccia di operatori qualificati, medici di famiglia e infermieri di famiglia, che assistono il cittadino prima che questo arrivi nell’ospedale, l’ospedale come ultimo luogo di cura, uscendo da una visione che mette al centro o assorbe nell’ospedale tutta la funzione sanitaria.

Per il Sud in particolare, Ministro, questo è un impegno che lei deve rilanciare fortemente, perché la risposta della sanità al Sud è anche una risposta sociale, oltre che di cura, ed è anche, a questo punto, una risposta occupazionale: sanità, società e occupazione al Sud rappresentano un tutt’uno”.

19 Maggio 2022

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