Sangue infetto. Corte Europea Diritti Umani: “L’Italia deve risarcire 350 cittadini”

Sangue infetto. Corte Europea Diritti Umani: “L’Italia deve risarcire 350 cittadini”

Sangue infetto. Corte Europea Diritti Umani: “L’Italia deve risarcire 350 cittadini”
La cifra complessiva dei risarcimenti è di poco superiore a 10 milioni. I ricorrenti erano stati contagiati dopo aver ricevuto trasfusioni di sangue infetto con i virus dell'Hiv e dell'epatite. L'Italia ha violato alcuni articoli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ministero della Salute: “Procedura italiana di riparazione è adeguata”.

L’Italia dovrà risarcire 350 cittadini nati fra il 1921 e il 1993 o i loro eredi, attualmente residenti in Italia e Australia, che sono stati contagiati dopo aver ricevuto trasfusioni di sangue infetto con i virus dell'Hiv e dell'epatite. Lo riferisce l’agenzia di stampa Ansa, spiegando che la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo condanna lo stato italiano a versare una cifre complessiva di oltre 10 milioni di euro.

Dimostrato, quindi, il legame delle infezioni con le trasfusioni, ricevute in occasioni di operazioni chirurgiche o trattamenti curativi. La Corte ha riscontrato la violazione di una serie di articoli della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in particolare in relazione alla durata delle procedure di accertamento e al diritto a un processo equo. I ricorrenti sono, però, soltanto una parte delle persone che in quell'occasione erano state contagiate.

Immediato l'intervento del Ministero della Salute, che formula alcune precisazioni. "La Corte – si legge in una nota – pur avendo riconosciuto per tutti quei casi risalenti agli anni ’90 la violazione delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo relativamente al diritto ad un equo processo ed ad un ricorso effettivo, ha affermato che la procedura di cui all’art. 27-bis del decreto-legge n. 90/2014, la cui introduzione è stata fortemente voluta dal Ministro Lorenzin, che riconosce ai soggetti danneggiati, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro determinata nella misura di euro 100.000, costituisce un rimedio interno, del tutto compatibile con le previsioni della Convenzione e in grado di assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati".
 

14 Gennaio 2016

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