Il ministro della Salute Orazio Schillaci in un’intervista sul Corriere della Sera affronta i nodi più critici del Servizio sanitario nazionale: riorganizzazione della rete ospedaliera, mobilità sanitaria e gestione delle liste d’attesa. Un intervento che arriva all’indomani dell’approvazione della legge delega per la riforma degli ospedali, provvedimento che ha sollevato timori tra i cittadini sulla possibile chiusura dei presidi più piccoli.
Schillaci respinge nettamente queste preoccupazioni: “Non è così. Anzi, il contrario. La legge delega aggiorna la classificazione degli ospedali, prevedendo anche strutture di eccellenza per garantire a tutti qualità e sicurezza dell’assistenza. Una delle principali finalità della riforma è proprio quella di evitare il fenomeno della mobilità sanitaria, i cosiddetti viaggi della speranza. Troppo spesso i pazienti del Sud vanno al Nord per patologie che richiedono cure di alta complessità e anche interventi ormai di routine per i quali non c’è bisogno di spostarsi da casa”.
Una riforma ampia che punta a eccellenza e integrazione con il territorio
Il ministro descrive la filosofia del nuovo impianto normativo come un intervento di ampio respiro: “È un provvedimento ampio, vengono riviste norme vecchie di 10 anni. In sintesi, parlerei di più strutture di eccellenza su tutto il territorio nazionale e potenziamento della rete di emergenza-urgenza, i pronto soccorso. Inoltre è prevista la maggiore integrazione tra ospedale e servizi sul territorio, con attenzione particolare alla non autosufficienza e alla accelerazione di cure domiciliari. Con la riforma vogliamo ammodernare un sistema sanitario che va reso più celere ed efficiente nel dare risposta ai nuovi bisogni di salute”.
Liste d’attesa: miglioramenti, ma anche manipolazioni dei dati
Sulla questione delle liste d’attesa, Schillaci rivendica l’attivazione della piattaforma nazionale di monitoraggio: “È pienamente attiva la piattaforma nazionale di monitoraggio, aggiornata da Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali. I dati raccolti mostrano spesso trend di miglioramento. Ora siamo più consapevoli di come avvenga la gestione regionale delle liste di attesa”.
Il ministro ricorda come la legge di giugno 2024 abbia fornito strumenti operativi a Regioni e aziende sanitarie: unificazione delle agende, integrazione pubblico-privato, apertura degli ambulatori nei fine settimana e percorsi di garanzia. “Quando abbiamo varato la legge per la riduzione dei tempi, nel giugno 2024, alcune Regioni si sono subito attivate per unificare le agende di prenotazione, inglobando la disponibilità di centri pubblici e privati, aprire gli ambulatori nei fine settimana e attivare percorsi di garanzia che tutelino il cittadino quando non viene soddisfatto. La norma definisce le responsabilità di tutti e chi la applica con rigore sta ottenendo risultati”.
Nonostante ciò, Schillaci denuncia casi di alterazione dei dati: “Sì, è vero, e più volte ho richiamato le Regioni al massimo rigore. I trucchi danneggiano il diritto fondamentale dei cittadini alla salute. Questa volta però abbiamo la possibilità, proprio grazie alla piattaforma, di fare controlli mirati con i Nas e non a tappeto. Fa male apprendere da inchieste giornalistiche che ci sono amministratori così indegni da permettere la manipolazione dei dati per sembrare virtuosi a scapito di chi soffre. Dobbiamo essere chiari. In questa partita il ministero rispetta i propri compiti. Non possiamo affermare lo stesso per alcune Regioni. Certa stampa ci accusa di colpe che non abbiamo. Alla prossima occasione ne approfitterò per regalare qualche copia del Titolo V della Costituzione”.
Il ruolo delle Regioni e i limiti d’intervento del Ministero
Schillaci ricorda che molti aspetti organizzativi non dipendono dal suo dicastero: “Esiste, infatti. È un’innovazione introdotta da questo governo. Osserviamo costantemente e chiediamo conto ai diretti responsabili di ogni anomalia individuata. Ricordo di nuovo però che la gestione delle agende di prenotazione, il controllo dell’attività privata nelle strutture pubbliche, l’organizzazione e la gestione del lavoro spettano ai direttori generali dei centri, nominati dalle Regioni. Il ministro della Salute non ha alcun potere di intervento sui manager delle aziende sanitarie. A loro le norme impongono di garantire sempre la prestazione al cittadino, anche attraverso la libera professione o nelle cliniche private accreditate. Serve il massimo sforzo e su questo non manchiamo di vigilare”.
Effetti della riforma sulle attese
Infine, Schillaci lega direttamente la riorganizzazione ospedaliera alla riduzione dei tempi d’attesa: “La riforma si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione del sistema sanitario che attraverso case di comunità, assistenza domiciliare e sanità digitale contribuirà certamente a rendere più efficiente la gestione delle liste di attesa”.