Se i ‘paletti’ per le farmacie di capitali sembrano essere estranei ad ogni materia parlamentare. La cronaca di un anno di bocciature

Se i ‘paletti’ per le farmacie di capitali sembrano essere estranei ad ogni materia parlamentare. La cronaca di un anno di bocciature

Se i ‘paletti’ per le farmacie di capitali sembrano essere estranei ad ogni materia parlamentare. La cronaca di un anno di bocciature
Nella giornata di ieri l'ennesimo emendamento in tal senso è stato dichiarato inammissibile per estraneità alla materia trattata. Eppure, da dicembre 2018 ad oggi, queste stesse proposte sono state dichiarate sempre inammissibili nel corso dei lavori dei diversi provvedimenti esaminati dal Parlamento: legge di Bilancio 2019, Decreto semplificazioni, Decreto fiscale, Decreto Calabria e Decreto Crescita. Ed ora nuovamente nella manovra 2020. Eppure il Governo, appena qualche settimana fa, si era impegnato approvando alla Camera due mozioni che chiedevano di rivedere la legge sulla concorrenza

Una revisione della legge sulla concorrenza del 2017, che ponga nuovi limiti per l'ingresso delle società di capitali nel settore delle farmacie, sembra essere incompatibile con ogni provvedimento parlamentare. Per quanto paradossale, la conclusione viene naturale se si pensa alla lunga storia di emendamenti "inammissibili" che si sono succeduti nel corso dell'ultimo anno. Ieri l'ultimo in ordine di tempo, con lo stop all'emendamento Di Marzio (M5S), presentato in Commissione Bilancio al Senato, nell'ambito dei lavori sulla nuova manovra.
 
Per avere un quadro più preciso di questa situazione paradossale, è però necessario fare un passo indietro.
 
Prendiamo in esame i lavori di quest'ultima legislatura, a cominciare dalla manovra dello scorso dicembre. Il primo Governo Conte, vedeva Movimento 5 Stelle e Lega concordi nell'inserire nuovi 'paletti' per le società di capitali in farmacia. Il contenuto degli emendamenti presentati dalla vecchia maggioranza – prescidnendo da qualche leggera sfumatura – era tutto sommato sempre lo stesso rispetto a quello presentato ora nell'ambito della manovra 2020.
 
Dal punto di vista della proprietà, disponeva che i soci, rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, dovessero essere farmacisti iscritti all'albo o società interamente detenute da farmacisti iscritti all'albo. Il venir meno di questa condizione avrebbe costituito causa di scioglimento della società. Inoltre, le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge, avrebbero dovuto adeguarsi alle nuove disposizioni entro 36 mesi. In caso di mancato adeguamento sarebbe stata loro comminata una sanzione di 50.000 euro. I proventi di queste sanzioni sarebbero dovuti confluire in un Fondo a tutela delle piccole farmacie da istituire presso il Ministero della Salute.
 
Venivano poi proposti nuovi 'paletti' territoriali. Le società di capitali, cioè, non avrebbero potuto possedere più del 10 per cento delle farmacie esistenti nel territorio di una stessa regione o provincia autonoma, in modo da evitare così rischi di oligopolio. Anche in questo caso, le società sarebbero state tenute ad adeguarsi entro 36 mesi. In caso di mancato rispetto, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato avrebbe potuto applicare loro una sanzione di 100.000 euro per ogni farmacia di cui la società sia titolare e che risulti eccedente rispetto al nuovo limite proposto.
 
Nello scorso dicembre, durante l'esame della manovra alla Camera, l'emendamento Trizzino sembrava aver inizialmente passato l'esame della Commissione Bilancio. Poi però, durante il passaggio in Assemblea, nella serata del 5 dicembre 2018, su richiesta del PD, il presidente della Camera Roberto Fico espunge cinque commi dal testo. Tra questi proprio quello sulle farmacie, in quanto misura "ordinamentale" non consentita in legge di Bilancio. Nonostante l'endorsement dell'allora ministro alla Salute Giulia Grillo, gli altri emendamenti presentati in Commissione Bilancio durante l'esame del provvedimento al Senato andarono incontro allo stesso destino: inammissibili per estraneità alla materia trattata.
 
Esattamente come accaduto ieri, quando Luigi Di Marzio (M5S) si è visto respingere il proprio emendamento in quanto inammissibile per materia.
 
Un giudizio che appare singolare, dal momento che di certo non si tratta di una norma di natura ordinamentale, né mancano ricadute dal punto di vista economico viste sia le sanzioni prospettate, che la possibile istituzione di un Fondo in favore delle piccole farmacie presso il Ministero della Salute.
 
Ad ogni modo, la lunga storia delle inammissibilità per estraneità alla materia è proseguita con il Decreto semplificazioni, poi con il Decreto fiscale, e ancora con il Decreto Calabria ed il Decreto Crescita.
 
Ora, con il Governo Conte bis, ed una nuova maggioranza, le cose non sembrano essere cambiate. È di ieri, infatti, la già citata inammissibilità dell'emendamento Di Marzio (M5S) alla manovra 2020.
 
Tutto questo risulta poi ancora più paradossale alla luce di quanto accaduto appena qualche settimana fa. Il Governo, lo scorso 29 ottobre, ha infatti approvato alcune mozioni alla Camera impegnandosi proprio su questa tematica. Più in particolare, con la mozione di FdI, l'Esecutivo si è impegnato ad: "Adottare iniziative per rivedere la legge n. 124 del 2017, che ha consentito l'ingresso del capitale privato nel mondo della farmacia, anche in via esclusiva, di fatto aprendo alle multinazionali e permettendo alle grandi catene di «invadere» il mercato, a scapito della figura del farmacista e di oltre tremila farmacie private oggi in crisi, compatibilmente con il rispetto dei principi comunitari e delle esigenze dei portatori di interessi garantendo continuità dei servizi e a favorire la piena realizzazione della farmacia dei servizi alla persona, normata dai decreti del 18 novembre 2010, 16 dicembre 2010 e 8 luglio 2011 ed ancora scarsamente attuata".
 
Va infine menzionata una proposta di legge, a prima firma Giorgio Trizzino (M5S), che è stata assegnata lo scorso luglio in Commissione Affari Sociali alla Camera, ma sulla quale non sono ancora stati avviati i lavori.
  
A cavallo di due governi, con due maggioranze diverse, in ambedue i casi sono stati portati avanti emendamenti per ristabilire un diverso equilibrio sia sul tema delle proprietà delle farmacie che rispetto a possibili nuovi 'paletti' territoriali. Eppure, in tutti e sei i diversi provvedimenti sui quali si è provato ad intervenire, la partita non è neanche cominciata a causa delle dichiarate inammissibilità. Questi i fatti.
 
Alla luce di tutto questo, forse sarebbe auspicabile che qualcosa dal Governo provi a dare spiegazioni coerenti su quanto accaduto.

Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

27 Novembre 2019

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