Sostenibilità Ssn. Pellegrini (Stem): “Spese del personale in calo ma troppa variabilità tra regioni”

Sostenibilità Ssn. Pellegrini (Stem): “Spese del personale in calo ma troppa variabilità tra regioni”

Sostenibilità Ssn. Pellegrini (Stem): “Spese del personale in calo ma troppa variabilità tra regioni”
Nel 2011 la spesa del comparto sanitario è stata superiore a 36 miliardi, con una diminuzione dell'1,3% rispetto all’anno precedente. Il problema però secondo quanto riferito da Pellegrini nel corso dell’audizione sulla sostenibilità del Ssn alla Camera è la forte differenza del costo del personale sanitario tra le varie regioni. IL TESTO DELL'AUDIZIONE

L’analisi di Laura Pellgrini, presidente della Stem, alle Commissioni riunite di Bilancio e Affari Sociali della Camera nel corso dell’indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Ssn ha fatto emergere come dato importante che “la spesa totale per il personale è in generale calo in tutto il sistema sanitario italiano. Nel 2011 si sono spesi 36 miliardi e 149 milioni di euro per il comparto sanitario, con una diminuzione dell'1,3% rispetto al 2010”. Questa notizia è però controbilanciata da un elemento di criticità, ovvero che “il costo medio del personale è di 56.240 euro annui ma esiste una differenza tra le regioni, che tocca i 14-15.000 euro”. Questa “forchetta” sale ancora se guardiamo, ha detto Pellegrini, alla dirigenza sanitaria dove il costo medio per il 2011 è stato di 113.705 euro. Con differenze tra regioni fino a 20.000 euro. Differenza tra regioni riscontrabile anche per il costo per infermiere di circa 6.000 euro o di 15.000 per un dipendente amministrativo.
 
 “Occorre – è il suggerimento di Pellegrini – studiare la variabilità dei dati all’interno della stessa regione. Infatti il Contratto collettivo nazionale di lavoro stabilisce l’ammontare di alcune voci stipendiali in tutte le regioni ma lascia alla contrattazione integrativa aziendale la determinazione di alcune voci che possono variare in relazione all’ammontare dei fondi integrativi aziendale. Una errata determinazione dei fondi effettuata una prima volta nel 1996 e una non corretta applicazione degli incrementi contrattuali previsti nel corso degli ultimi anni potrebbe essere la causa di questa notevole variabilità dei dati”.
 
“Dal 2011 – ha ricordato Pellegrini – a decorrere dall’attuazione della Legge Brunetta, le aziende sanitarie devono diminuire annualmente i fondi  della contrattazione integrativa con riferimento alle unità di personale cessato. Fino al 2010 questo non era previsto da alcuna legge, mentre il blocco del turn over era in vigore già da diversi anni. Conseguentemente le unità di personale in servizio hanno beneficiato della quota dei fondi relativi al personale cessato. Questo fenomeno può in alcune aziende aver portato all’erogazione di trattamenti economici elevati”.
 
È necessario però, considerata l’elevata variabilità dei dati, effettuare gli opportuni approfondimenti al fine di accertare l’esatta consistenza dei fondi che le aziende sanitarie hanno a disposizione per la contrattazione integrativa. L’obiettivo di quest’analisi è quello di rendere i dati il più possibile confrontabili tra di loro infatti la necessità delle regioni è di  avere dati confrontabili in quanto consente di auto valutare le prestazioni del proprio sistema sanitario riconoscendo i punti di debolezza e di forza e quindi migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi resi ai cittadini anche attraverso l’esportazione in altre realtà di modelli organizzativi innovativi che possono consentire un miglioramento globale della sanità italiana”.
 
Ultimo punto per la presidente della struttura tecnica di monitoraggio paritetica istituita presso la Conferenza Stato-Regioni: “Occorre indagare alcuni comportamenti che le regioni possono porre in essere per supplire alle carenze di personale che si possono verificare dopo lunghi periodi di blocco del turn over, ad esempio esternalizzazione dei servizi sanitari e utilizzo di personale in convenzione. Questo spostamento delle forme classiche di acquisizione di risorse umane deve essere monitorato e studiato con attenzione in quanto rappresenterà per il futuro una voce sempre più importante di spesa per il Ssn”. 

17 Settembre 2013

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