Spending review. Federsanità-Anci fuori del coro: “Può permetterci di riorganizzare settore” 

Spending review. Federsanità-Anci fuori del coro: “Può permetterci di riorganizzare settore” 

Spending review. Federsanità-Anci fuori del coro: “Può permetterci di riorganizzare settore” 
Il presidente Angelo Lino Del Favero vede il bicchiere mezzo pieno: “Pur con le sue implicazioni e, forse, contraddizioni, se fatta bene può permetterci di iniziare seriamente a ripensare all’assistenza, integrando sociale e sanitario”.

Per Federsanità-Anci “i dati ci dicono che tra dieci anni ci saranno in Italia oltre un milione di pazienti affetti dal morbo di Alzheimer. Cosa c’entra questo con la spending review? Semplice: a costi attuali, solo per questa patologia, si tratta di un investimento in assistenza pari a circa 30 miliardi di euro. Questa spending review, pur con le sue implicazioni e, forse, contraddizioni, può permetterci di iniziare seriamente a ripensare all’assistenza, integrando sociale e sanitario, in modo tale da rispondere concretamente non solo alle sfide attuali ma, soprattutto, a quelle del prossimo futuro”.

“La spending review – ha sottolineato Angelo Lino Del Favero, presidente di Federsanità Anci – è qualcosa di più di uno strumento di controllo sulla spesa, perché impone di riconsiderare il modo stesso con cui si arriva a spendere. Non si tratta solo di “tagliare”, quindi, ma di compiere una profonda revisione dei processi di attività per arrivare ad avere migliori costi e migliori servizi. Noi di Federsanità Anci, che abbiamo già utilizzato la spending review in alcune aziende sanitarie, sappiamo che il suo prodotto non è soltanto un risparmio economico, ma anche un concreto miglioramento dei percorsi attraverso i quali vengono erogati i servizi ai cittadini: una semplificazione che, in molti casi, porta vantaggi anche agli utenti. Perché in un sistema complesso come la sanità spesso la ricerca di minori costi conduce al raggiungimento di una migliore efficienza”.
 
“Gli esempi già realizzati sono molti – si legge nella nota – a cominciare dagli acquisti centralizzati o dallo sviluppo di servizi in comune tra diverse aziende. Ma si può, e si deve, fare ancora moltissimo. Ad esempio, individuare prezzi di riferimento non solo per i beni, ma anche per i processi. E soprattutto orientarsi con sempre più decisione verso un’azienda digitale, che utilizzi al meglio l’health technology assessment. Un solo esempio: quanto costano gli immensi archivi di referti e cartelle cliniche presenti in ogni ospedale?”. “Trasformare tutto questo in memoria informatica – ha concluso Del Favero – sarebbe non solo più economico, non solo più efficiente, ma certamente anche molto più comodo anche per gli utenti”.

11 Luglio 2012

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