Spending review. Gustavino (Udc): “Dietro la manovra, tutte le colpe delle Regioni”

Spending review. Gustavino (Udc): “Dietro la manovra, tutte le colpe delle Regioni”

Spending review. Gustavino (Udc): “Dietro la manovra, tutte le colpe delle Regioni”
La razionalizzazione della spesa pubblica è uno strumento, non un fine, se no avrebbe ragione chi la giudica una manovra estiva sotto mentite spoglie. Ma non basterà a salvare il Ssn se non si abbandonerà il mito regionalistico. Alla sanità italiana serve "più governo e meno governatori"

Il primo elemento di serietà di una rivisitazione della spesa pubblica (spending review, se proprio non possiamo farne a meno…) è la valutazione di ogni singolo euro ovunque impegnato, poiché di soldi dei cittadini si tratta. Impegnato anche nella sanità pubblica. Purché si voglia ammettere poi quel che comporta, al di là del dato economico.

Serve la spending review per chiudere gli ospedali al di sotto dei 120 posti letto? C'è una legge dello Stato che lo sancisce da 15 anni, per motivi che riguardano la qualità delle cure e la sicurezza dei cittadini. Ma, salvo pregevoli eccezioni, la norma è stata disattesa dai 21 stati sanitari in cui è scomposto il SSN (forse ex SSN). Altro non fa la spending review che provare ad affermare come  le regole vadano rispettate.
E se la spending review accerterà definitivamente quel che tutti sanno, che ci sono beni e servizi che in alcune regioni si acquistano con 1 euro, in altre con 5, in altre con 10, e in altre ancora con 24, non accerterà anche il fallimento di una deriva regionalistica del Sistema che, complice la bislacca riforma del titolo quinto della Costituzione, ha trasformato le Regioni in istituzioni sanitarie autonome, che traggono da questa condizione perversi elementi di potere clientelare, perfino al di là delle intenzioni?

E che senso ha ormai parlare di regioni virtuose e regioni canaglia, quando tutto questo rende non virtuoso il sistema, a tal punto che il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, non è più pienamente esigibile in alcune aree del Paese?
La razionalizzazione della spesa pubblica è uno strumento, non un fine, se no avrebbe ragione chi la giudica una manovra estiva sotto mentite spoglie. Ma non basterà a salvare il SSN, se non si riprenderà una visione d'insieme, presente perfino in Stati federali per davvero, abbandonando il mito regionalistico, che sarà bene ricordare non essere estraneo al modo con cui si è formato l'abnorme debito pubblico italiano. In uno slogan, alla sanità italiana serve "più governo e meno governatori".

Entrando in questioni più specifiche della spending review è evidente che i risparmi sulla spesa farmaceutica e riduzione dei posti letto sono tra le voci più significative affrontate nel testo del provvedimento.
Il primo punto costituisce da molti anni il comparto più monitorato, con discreto successo, dal momento che non è certo la spesa farmaceutica il dato fuori controllo. Farmacie e Aziende del farmaco protestano con diverse ragioni. Ma al SSN deve interessare come dispensare il “bene farmaco” ai cittadini che ne hanno bisogno, al miglior prezzo possibile. Se oggi in Italia i farmaci equivalenti sono una quota ancora troppo bassa del mercato e le statine, per fare un esempio,  costano 5 volte quel che costano in Germania, ma non si riesce a rendere disponibili i farmaci innovativi per epatiti, SLA e malattie oncologiche, dato il loro alto costo, vuol dire che un problema c’è. Qualcosa che riguarda più il Ministero dello Sviluppo Economico che quello della Salute, giacché la filiera del farmaco, dalla ricerca, così mal trattata, alla produzione, alla distribuzione, è capitolo non trascurabile dell’economia del Paese.

Sul secondo punto occorre, con grande serenità, e con il contributo imprescindibile dei medici, discutere nel merito dell’utilizzo dei posti letto, che è ancora estremamente difforme sul territorio nazionale, giacché per lo stesso intervento programmato, solo per fare rifermento alla fattispecie più eclatante, esistono ingiustificabili differenze (pre-ricoveri anche di giorni, a 1000 euro die). Una riduzione dei posi letto potrà poi essere più tollerata, se contestualmente si svilupperà la rete territoriale di assistenza, affidata a medici di medicina generale, formati e responsabilizzati.

Claudio Gustavino
Membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato
Responsabile sanità dell'UDC

 

Claudio Gustavino

12 Luglio 2012

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