Spending review. L’entropia del mariuolo non giustifica il taglio del Fsn

Spending review. L’entropia del mariuolo non giustifica il taglio del Fsn

Spending review. L’entropia del mariuolo non giustifica il taglio del Fsn
La riduzione del Fsn finirebbe invece inesorabilmente col trasformarsi nella riduzione dei servizi, spostando ancora di più il carico della spesa sulle tasche dei singoli privati, già ampiamente svuotate dalle ripetute e varie manovre fiscali degli ultimi tempi.

Qualcuno dei supertecnici di regime spieghi perché si debba tagliare il Fondo sanitario nazionale, già tra i più bassi, procapite, in Eu e Ocse, sulla base del fatto che ci sono molti sprechi e malaffare. Se quello è, a quanto pare, il diktat di tanti illustri esperti, al ‘tocco’ dell’accademico preferisco i guanti del giardiniere, anzi del sempliciotto e candido ‘Chance Giardiniere’ di Peter Sellers nel bellissimo film di Ashby: “se il secchio è bucato sul fondo, riducendone l’acqua si continuerà a perderne ugualmente e, avendo riempito meno il secchio, alla fine sarà diminuita solo quella utilizzabile”.

Per la legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia quella buona: chi spreca o ruba, per colpa o dolo, continuerà a farlo anche se le risorse totali a disposizione calano: lo farà risparmiando sulla ‘moneta buona’, ovvero ridurrà prestazioni e servizi ai cittadini. Insomma è parecchio pretestuoso giustificare i tagli a causa di sprechi e ruberie. Altrettanto astruso, benché in principio condivisibile, sostenere che i risparmi saranno reinvestiti in sanità (?!). Allora tanto vale non tagliare le risorse ma usarle direttamente meglio. Come diceva Flaiano, in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco.

Da welfarista per formazione e profilo anagrafico (quindi doppiamente demodé), trovo irrazionale ridurre ancora il Fsn, già basso e pure stabilmente in deficit cronico, con quasi la metà delle regioni in piano di rientro e con una lunga teoria di commissariamenti e sub-commissariamenti. Non per ideologia ma per convenienza collettiva. “Vivevano da poveri, così costava meno” diceva sarcastico Leo Longanesi.

La spending review avrebbe invece senso se anziché tagliare il Fsn, ridurre l’acqua immessa nel secchio, si eliminassero sprechi e inefficienze, si tappasse il buco. Quello sì, un lavoro da supertecnici, ma di quelli veri, non i soliti noti da talk show o da comitati direttivi di partito. Come fare è relativamente facile (governance, management, formazione, selezione, supervisione “terza” e attiva, checks and balances, ecc.), ne ho scritto anche in questa sede più di una volta e come e meglio di me molti altri illustri esperti.

La riduzione del Fsn finirebbe invece inesorabilmente col trasformarsi nella riduzione dei servizi, spostando ancora di più il carico della spesa sulle tasche dei singoli privati, già ampiamente svuotate dalle ripetute e varie manovre fiscali degli ultimi tempi, quelle che “ce lo chiede l’Europa”, quelle che alla fine sembrano rafforzare solo l’economia tedesca (manifatture industriali e banche più strapagati loro manager all’origine della crisi per allegri derivati e Co. forieri di laute loro provvigioni), indebolendo ancora di più le economie produttive dei Paesi loro concorrenti.

Chiedendoci di fare cassa sulle cure della vecchietta dalla pensione già decurtata da ripetuti tasse, balzelli e paghette a nipoti licenziati e disoccupati. Insomma l’ottuagenaria Sora Maria e il suo coetaneo Mastro Giovanni, non potendosi permettere cure private smetterebbero di curarsi per lasciare anzitempo questa dolorosa valle di lacrime perché “glielo chiede l’Europa”, lo vuole Frau Angela e i suoi panciuti banchieri e industriali.

Si dirà che l’impegno a far tornare i conti lo abbiamo sottoscritto noi con l’Eu, anzi i nostri rappresentanti, eletti (?) anche dai due vecchietti di cui sopra. È vero, purtroppo. Vuol dire proprio che siamo ritornati, dopo oltre un paio di secoli, a quel rapporto tra signoria e servitù preconizzato nella fenomenologia dello spirito da Hegel all’inizio del 1800 (da Berlino, ca va sans dire).

Parlandone cordialmente con un collega di un’università tedesca, dopo qualche birra di quelle loro, mi ricordava della nostra inaffidabilità dovuta al nostro elevatissimo tasso di sprechi e malaffare in sanità, tra l’altro evidenziato da più parti: magistratura, Corte dei Conti, Commissioni parlamentari, ecc., oltre che da numerose ricerche e statistiche internazionali. Non c’è una vostra regione, mi ricordava serafico, neanche una, esente dall’avere inchieste in merito. Troppi dei vostri amministratori e manager, mi diceva senza acrimonia, hanno come un’ineluttabile coazione a sprecare e a delinquere, ad arraffare ogni volta possibile, come se agissero per un principio fisico impossibile da sfuggire, “l’entropia del mariuolo”, il precipitare obbligato a una condizione di stato, quella appunto del mariuolo, verso cui ruzzola inevitabilmente chi di voi si trova ad amministrare soldi pubblici, come l’inesorabile natura dello scorpione della favola con la rana di Esopo. Tanto poi si fa debito pubblico e a pagare ci si penserà in futuro.

Che rispondergli? Aveva ben più di qualche ragione. Un’analisi tristemente lucida. Gli ho replicato, pensando alle suddette possibili nefaste conseguenze del rigore impostoci dall’Eu e dalla Germania sulle tante Sore Marie e Mastri Giovanni, ricordandogli un passaggio del libro su Ausmerzen di Marco Paolini, quando riporta un problema di aritmetica delle scuole elementari nella Germania del 1940. Dice: “un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno, uno storpio 5,50… calcolate, senza quei pesi, quanto si può risparmiare…”.

Lo so che rievocare certi orrori della storia riferendoli all’oggi è sempre sbagliato, forse cattivo, certamente ingiusto. Ma, pur elegantemente ammantati di tecnicalità, perché “ce lo chiede l’Europa”, pena il terrore (e la relativa impopolarità elettorale) di spread alle stelle e paventate catastrofi finanziarie assortite, le proposte di certi supertecnici di regime su tagli draconiani all’assistenza sanitaria e sociale che penalizzano i più deboli e fragili solo per far tornare i conti, anzi certi parametri economici che alla fin fine sono oggettivamente arbitrari, ricordano nello spirito quel problema di aritmetica degli scolari della “reichweite juggernaut”.

Insomma, iperboli a parte, voglio dire che quando si taglia una sanità già al limite come la nostra, si incide soprattutto sulla carne dei più deboli, si rinnegano i principi di fondo di quel welfare che i Paesi europei hanno meritoriamente (e faticosamente) costruito negli ultimi 60 anni, in testa proprio la Germania con la sua straordinaria economia sociale di mercato, da Adenauer fino a oggi, il migliore esempio di come coniugare crescita e distribuzione, economia e benessere diffuso. Il collega tedesco si è allora fatto serio e mi ha dato ragione. Da quel momento in poi abbiamo parlato amabilmente solo di calcio, auto sportive e bionde bellezze locali. Non siamo più tornati sull’argomento. Però, ora che ci ripenso, alla fine della serata, il conto delle birre, chissà perché, l’ho pagato io.

Fabrizio Gianfrate

 

Fabrizio Gianfrate

17 Settembre 2014

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