Stati generali della Salute. Giannini: “Impegno di 42 mln per specializzazioni Medicina”

Stati generali della Salute. Giannini: “Impegno di 42 mln per specializzazioni Medicina”

Stati generali della Salute. Giannini: “Impegno di 42 mln per specializzazioni Medicina”
I due ministeri, della Salute e dell’Università, stanno lavorando per trovare 42 milioni per integrare il numero delle borse di specializzazione in medicina. La notizia l’ha data direttamente il ministro dell’istruzione Giannini sottolineando che occorre uscire dall’emergenza per “rivedere l'intero sistema”

“Col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, stiamo lavorando per trovare 42 milioni per integrare il numero delle borse di specializzazione in medicina, passate dalle 4.500 del 2013 alle 3.300 attuali”. A dirlo è il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, intervenendo ad una sessione dedicata alla ricerca svoltasi nel primo giorno degli Stati generali della Salute.
La responsabile dell’Istruzione ha poi però chiarito che “si tratta di risolvere un'emergenza” sottolineando che c’è invece necessità di rivedere l'intero sistema, ad esempio intervenendo sugli statuti delle scuole di specializzazione e sulle modalità di selezione, nell'ottica della programmazione.
“Programmare – ha aggiunto Giannini – significa commisurare i posti nelle scuole con le effettive necessità del sistema. Se la selezione viene fatta su base meritocratica e in modo corretto, non credo che la programmazione sia ingiusta. E questo – ha sottolineato – vale sia per l'accesso alle scuole di specializzazione che alle facoltà universitarie a numero chiuso”. Su questo punto Giannini, parlando delle polemiche suscitate dall'anticipazione della data dei test d'ingresso (iniziati ieri), ha ricordato quello che accade in Francia, “dove, dopo il primo anno, si tira una linea e si fa tornare indietro chi non abbia dati prova valevole di sé. Uno spreco di risorse e – ha concluso – un danno ai sogni dei ragazzi”.
 
Per Angelo Vescovi, direttore scientifico Irccs, San Giovanni Rotondo, il problema in Italia è far partire la ricerca biotecnologica e far crescere i giovani ricercatori. La qualità nel nostro Paese è eccellente, i nostri ricercatori sono molto preparati e creativi perché hanno la necessità di risolvere una serie di problemi che all’estero non ci sono”. Siamo dunque di fronte ad un problemi di vera e propria “sopravvivenza”. Quello che poi manca è il passaggio che trasforma “l’idea di base in qualcosa di fruibile per il pubblico”. La ricerca per Vescovi non può avere le stesse regole di tutto il sistema produttivo perché è del tutto particolare.
Una prima soluzione che Vescovi ha suggerito al ministro Giannini è “quella di defiscalizzare la ricerca, oltre ad introdurre forti dosi di meritocrazia”. Dateci la possibilità di fare ricerca, ha concluso il ricercatore, “semplificate la burocrazia, ci state distruggendo, abbiate il coraggio di cambiare e di rinunciare a qualche piccolo privilegio personale”.
 
Sollecitata da Vescovi, la ministra del Miur, ha risposto che “per defiscalizzare la ricerca occorre la volontà politica. La ricerca infatti deve essere inserita in una cornice di programmazione per uscire dall’emergenza”.
 
Mario Melazzini, assessore alle attività produttive, regione Lombardia. “Occorre incentivare chi fa ricerca applicata. Per gli Irccs la mission è la ricerca e occorre fornirgli gli strumenti per poter lavorare. Le risorse che mette a disposizione l’Unione europea devono essere portate a casa e, per fare questo, bisogna fare rete”.
 
Durante il panel dedicato alla ricerca si è parlato inevitabilmente anche della “fuga dei cervelli” e sulla necessità di farli rientrare. Su questo è intervenuta Alessandra Biffi, ricercatrice vincitrice del bando “Giovani ricercatori 2013”. Biffi ha detto chiaro e tendo che “quello che ci fa tornare è la condizione di fare bene il nostro lavoro”. E per fare bene il lavoro i ricercatori chiedono “Infrastrutture, questo è il primo passo” e poi le “risorse”. Solo in questo modo, ha concluso Biffi, “potremo essere competitivi nei confronti di chi è competitivo”.
 
“Se i nostri specializzandi vanno all’estero è perché sono formati bene”. È la rivendicazione di Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Tor Vergata, “Certo tutto è migliorabile però la parola magica è sinergia”. 

09 Aprile 2014

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