Suicidio assistito. Per la Corte Costituzionale non è reato se riguarda chi è affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili

Suicidio assistito. Per la Corte Costituzionale non è reato se riguarda chi è affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili

Suicidio assistito. Per la Corte Costituzionale non è reato se riguarda chi è affetto da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili
In attesa di un indispensabile intervento del legislatore la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente.

“La Corte Costituzionale ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.
 
Lo si legge nella nota diffusa questa sera dall’Ufficio stampa della Corte Costituzionale al termine della camera di consiglio riunita per esaminare le questioni sollevate dalla Corte d’assise di Milano sull’articolo 580 del Codice penale riguardanti la punibilità dell’aiuto al suicidio di chi sia già determinato a togliersi la vita.
 
“In attesa di un indispensabile intervento del legislatore – si legge ancora nella nota – la Corte ha subordinato la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017) e alla verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del SSN, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”.
 
La Corte sottolinea che “l’individuazione di queste specifiche condizioni e modalità procedimentali, desunte da norme già presenti nell’ordinamento, si è resa necessaria per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili, come già sottolineato nell’ordinanza 207 del 2018”.
 
“Rispetto alle condotte già realizzate, il giudice valuterà la sussistenza di condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle indicate”, conclude la nota.
 

25 Settembre 2019

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