Titolo V. La commissione Affari Sociali contro la devoluzione delle competenze sulle politiche sociali: “Temiamo conflitto tra Stato e Regioni”

Titolo V. La commissione Affari Sociali contro la devoluzione delle competenze sulle politiche sociali: “Temiamo conflitto tra Stato e Regioni”

Titolo V. La commissione Affari Sociali contro la devoluzione delle competenze sulle politiche sociali: “Temiamo conflitto tra Stato e Regioni”
Questo il giudizio unanime emerso ieri durante i primo confronto dei deputati della XII commissione di Montecitorio sulla riforma costituzionale approvata dal Senato. Le preoccupazioni riguardano la modifica dell'articolo 30 che amplia la possibilità di devolvere alle Regioni alcune potestà legislative, tra le quali le politiche sociali. Paventato il rischio di una possibile frammentazione di tali politiche che renda disomogena la loro applicazione su tutto il territorio.

La commissione Affari Sociali della Camera verso la bocciatura dello scorporo delle politiche sociali previsto dal testo delle riforma costituzionale approvato dal Senato. È quanto emerso dalla riunione di ieri, nel corso della quale la relatrice, Ileana Piazzoni (Pd), ha illustrato tutte le novità di competenza della commissione approvate nel testo passato ora all'esame della Camera. "La previsione secondo cui allo Stato spetta, tra l'altro, la potestà legislativa esclusiva in materia di disposizioni generali e comuni per le politiche sociali era stata introdotta nel testo anche a seguito del parere espresso in tale senso dalla Commissione affari sociali, materia che, secondo quanto rilevato dalla Commissione medesima, è da considerarsi complementare rispetto a quella della tutela della salute, al fine di garantire indirizzi nazionali uniformi in temi di integrazione socio-sanitaria", ha spiegato la relatrice nel suo intervento.
 
Durante il passaggio della riforma al Senato, con l'approvazione di un emendamento presentato da Francesco Russo (Pd), è stata inserita la possibilità di devolvere alle Regioni alcune potestà legislative esclusive dello Stato. Una possibilità già prevista dall’articolo 116 della Costituzione che però, dal 2001 ad oggi, non è comunque mai giunta a conclusiva applicazione. In particolare, contrariamento a quanto stabilito lo scorso marzo dalla Camera, è stata introdotta la possibilità di devoluzione per la potestà legislativa “sulle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali”. Una modifica che, secondo Piazzoni, "rischierebbe di fare aumentare i conflitti di competenza fra Stato e regioni".
 
Anche il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, ha espresso un giudizio fortemente critico su questa modifica rilevando come in questo modo si rischierebbe "una frammentazione di tali politiche a livello territoriale, andando in senso opposto a quello della maggiore integrazione con le politiche sanitarie". In tal senso Gelli ha auspicato che "tale rilevo critico possa essere inserito nel parere che la Commissione è chiamata ad esprimere".
 
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Anna Miotto (Pd), secondo la quale "la formulazione adottata per la modifica dell'articolo 30 appare fortemente discutibile in quanto affida, anche ad una singola regione, l'individuazione di disposizioni generali e comuni per le politiche sociali". Miotto ritiene "evidente che tale compito spetti necessariamente allo Stato" e si interroga pertanto "sulle possibilità di concreta di applicazione della norma in discussione e sul più che probabile contenzioso di fronte alla Corte costituzionale".
 
Il pessimi risultati derivati dall'affidamento alle regioni di numerose competenze in materia sanitaria è stato poi ricordato da Paola Binetti (Ap): "Si è così generata una forte ed iniqua disparità di trattamento per gli utenti ed un notevole aumento dei costi". Binetti ha paventato, inoltre, il rischio che i "passi in avanti" che si vanno compiendo modificando l'articolo 117 siano "vanificati dall'intervento sull'articolo 30, determinando una frammentazione delle politiche sociali e rendendole di fatto più fragili". 
 
Infine, il presidente della XII commissione, Mario Marazziti, sottolineando come la commissione stessa debba farsi "promotrice di una maggiore integrazione delle prestazioni socio-sanitarie da garantite in modo uniforme sul tutto il territorio nazionale", ha anche ricordato il progetto di costituzione di un Comitato permanente che si occupi di tale integrazione, così come di quello destinato ad occuparsi delle politiche e degli adempimenti conseguenti agli impegni europei e internazionali in ambito socio-sanitario.
 
Giovanni Rodriquez
 
 
 
 
 
 

G.R.

12 Novembre 2015

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