Titolo V. Questa riforma non mi piace. Ecco perché

Titolo V. Questa riforma non mi piace. Ecco perché

Titolo V. Questa riforma non mi piace. Ecco perché
Se la riforma passerà il sud del paese sprofonderà in una condizione pre-unitaria e la sanità diventerà ancora di più il campo privilegiato e unico  dove poter ancora realizzare profitti e consolidare le vecchie e sempre presenti consorterie. 

Con l’attribuzione alle regioni della competenza esclusiva in materia  di organizzazione dei servizi sociali e sanitari (appena edulcorata dal passaggio inverso alle competenze esclusive dello Stato  delle norme generali per la tutela della salute, la sicurezza alimentare e la tutela e sicurezza del lavoro)  si conclude il lungo ciclo, iniziato nel 1978 con il varo della legge 833, con cui si era tentato di dotare il nostro paese di un servizio sanitario nazionale unitario.
 
Con un aggravante ulteriore rispetto agli anni ‘70,  perché il quinquennio di crisi che continua a mordere il nostro paese  ha reso ancora più incolmabile la  (storica)  distanza  tra Nord e Sud. E per rendersene conto bastano i dati sulla disoccupazione meridionale, sulla perdita di PIL e sulla desertificazione industriale e infrastrutturale che caratterizza quella parte del paese.
 
Di tale apocalisse senza riscatto e escathon ne ha dato visualizzazione dolorosa e veritiera la puntata di ieri di Presa diretta a cui si sono accompagnate le parole di Farinetti,  rilasciate al giornalista Alessandro Milan di Radio 24,  laddove il geniale patron di Eataly ha affermato che forse l’unica via di uscita rimasta per il Sud è di trasformare quei luoghi ancora bellissimi  in una sorta di Sharm El Sheikh nostrana,  ritenendo ben difficile che qualche  imprenditore possa oggi scegliere di investire nel Sud per attività produttive diverse.
 
Conferire competenza esclusiva alle regioni in materia sanitaria significa concedere al Presidente di regione di turno la possibilità di spendere il 75% delle risorse complessivamente disponibili (quanto assorbe attualmente la sanità) a sua totale discrezione e in una condizione priva di qualsiasi controllo da parte dello Stato. E la recente storia ha evidenziato i danni prodotti dalla finanza allegra  delle regioni centro meridionali che  hanno dilapidato risorse senza costruire nulla di buono e  costringendo i propri cittadini alla migrazione sanitaria ogni qualvolta ci fosse un problema serio da affrontare.
 
All’opposto il poco di buono che si è fatto negli ultimi anni è stato solo per merito dei piani di rientro che,  con tutti i limiti più volte segnalati,  hanno perlomeno costretto i presidenti delle regioni ad atteggiamenti più responsabili. Bisognerebbe proseguire nella strada dell’affiancamento delle regioni in disavanzo strutturale rendendo più stringenti  i controlli fino ad un effettivo commissariamento della regione inadempiente che comporti l’esautorazione dello stesso Presidente, oggi lasciato a guardia del “bidone” che ha prodotto. E invece si sceglie la strada del “liberi tutti” avverando  il sogno leghista della totale autonomia dei territori  e realizzando quello che non era riuscito a fare lo stesso Berlusconi con il suo tentativo abortito di riforma del titolo V.
 
Se la riforma passerà il sud del paese sprofonderà in una condizione pre-unitaria e la sanità diventerà ancora di più il campo privilegiato e unico  dove poter ancora realizzare profitti e consolidare le vecchie e sempre presenti consorterie. Un pessimo servizio per i cittadini di quegli sventurati territori e alla lunga anche per gli altri appartenenti alle  regioni del Nord che da una devolution totale di competenze potranno trarre nell’immediato vantaggi.
 
Roberto Polillo

Roberto Polillo

01 Aprile 2014

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