Verso le elezioni. Carpino (Aaroi): “Spending review un’occasione mancata. Ssn a rischio”

Verso le elezioni. Carpino (Aaroi): “Spending review un’occasione mancata. Ssn a rischio”

Verso le elezioni. Carpino (Aaroi): “Spending review un’occasione mancata. Ssn a rischio”
Per il presidente del sindacato degli anestesisti rianimatori “il governo Monti ha colpito il Ssn in maniera indiscriminata”. Ok invece alla riforma delle cure primarie che “potrebbe avere effetti notevoli anche per i medici dell’emergenza”. Ma l’aziendalizzazione ha fallito e serve ripensare anche il Titolo V.

Il presidente dell’Associazione degli anestesisti rianimatori ospedalieri italiani – Emergenza area critica (Aaroi-Emac), Vincenzo Carpino, tira le somme dell’anno appena trascorso criticando quei provvedimenti come la spending review che hanno continuato a “colpire ulteriormente il Ssn in maniera indiscriminata”, rischiando in questo modo di “distruggere l’intero sistema”. Non sono mancati però giudizi positivi al Governo Monti per il fatto di “aver affrontato in un momento difficile temi di grandissima importanza rimasti in sospeso”, ad esempio la riforma della medicina territoriale: “Un passo che potrebbe avere effetti notevoli anche per i medici dell’emergenza”. Restano però i dubbi su come quest’ultima potrà diventare realtà. Infine, un appello alla politica affinché “partiti e gruppi politici inseriscano nei primi punti delle agende la tutela dell’impianto pubblico del nostro sistema sanitario”.

Dottor Carpino, che bilancio fa dell'anno appena trascorso?
La risposta più chiara ed evidente sta nella manifestazione del 27 ottobre scorso a Roma. Un momento importante in cui abbiamo cercato di far capire quale sia la difficoltà concreta del Ssn, sottoposto negli anni a continui tagli che non hanno seguito criteri equi e di effettiva razionalizzazione. Purtroppo anche il Governo Monti ha proseguito su questa strada attraverso la spending review che ha colpito ulteriormente il Ssn in maniera indiscriminata. A mio parere è stata un’occasione mancata: nessuno nega la necessità di ridurre la spesa, chiediamo soltanto che sia fatto in maniera mirata in modo da eliminare quelli che sono gli effettivi sprechi. Ridurre le risorse là dove sono già al minimo non può far altro che distruggere l’intero sistema. Non a caso si è arrivati al punto di creare dubbi sulla sostenibilità della sanità pubblica che in Italia è e deve rimanere un diritto per tutti i cittadini.
Una nota di merito per il Governo Monti è che ha affrontato in un momento difficile temi di grandissima importanza che erano rimasti in sospeso.
Un esempio su tutti: la definizione dei Lea a patto che ci siano le risorse. Prendiamo il caso della partoanalgesia: come potrà diventare un diritto per tutte le future mamme senza che le Regioni integrino l’organico degli anestesisti rianimatori? Il rischio è che le promesse rimangano solo sulla carta: è infatti specificato che il parto senza dolore si dovrà fare solo nelle strutture adeguatamente attrezzate – anche in termini di risorse umane – che le Regioni dovranno individuare. Attualmente anche nei grandi ospedali manca il numero sufficiente di anestesisti rianimatori per garantire l’epidurale H24.

Qual è la sua valutazione riguardo il decreto Balduzzi?
Come appena detto il Governo Monti ha messo sul piatto questioni di primaria importanza. La riforma della medicina territoriale è un passo che potrebbe avere effetti notevoli anche per i medici dell’emergenza. Eppure rimane il dubbio su come potrà diventare realtà. Le Regioni saranno in grado di attuarla? Il coinvolgimento dei medici di medicina generale nell’assistenza H24 è fondamentale per evitare il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, ma va realizzato anche attraverso una organizzazione della rete  territoriale dell’emergenza.
Un altro tema importante è quello della responsabilità professionale, vagamente toccato dal Decreto Balduzzi ma non al punto da garantire tranquillità e sicurezza dell’atto medico. In questo modo i professionisti continueranno ad essere costretti a ricorrere alla medicina difensiva con le Compagnie di Assicurazione sempre meno propense a tutelare i medici se non a costi elevatissimi.

Cosa si aspetta e quali sono le vostre proposte per il nuovo Governo?
Al futuro governo chiediamo innanzitutto la tutela della sanità pubblica. Non è pensabile che in Italia venga smantellato il Servizio sanitario nazionale a favore di una privatizzazione della sanità. Pensare di guardare a modelli diversi da quello attuale è un’ipotesi lontana mille miglia dalla nostra visione professionale.
Il secondo punto riguarda tutti i medici ed in particolare gli anestesisti rianimatori che lavorano quotidianamente in condizioni non ottimali. La carenza di organico pesa sui professionisti spesso costretti a turni lunghissimi per garantire l’assistenza continua. A tutto questo si aggiunge il blocco del contratto di lavoro fino al 2015. Se non sarà possibile a breve trovare le risorse per dare ai medici il giusto riconoscimento economico, è però indispensabile sbloccarle quanto prima per favorire il turnover. In questo modo si potrebbero sistemare tanti precari grazie ai quali molti reparti vanno avanti, ma che vivono nell’ansia di non vedersi rinnovato l’incarico o di dover cambiare città dall’oggi al domani.
In generale chiediamo che i temi centrali di politica sanitaria vengano affrontati tenendo conto della realtà, vale a dire attraverso il confronto con chi ha realmente il polso della situazione. Chiediamo di essere coinvolti sempre di più perché non ci possono piovere dall’alto provvedimenti che nulla hanno a che fare con quello che accade ogni giorno negli Ospedali del nostro Paese.

Quali sono invece le sue previsioni per il 2013?
Purtroppo la nostra principale preoccupazione è che il Servizio sanitario nazionale venga indebolito o quanto meno modificato a favore di una graduale privatizzazione. La sanità pubblica è un bene primario che va tutelato e che sicuramente dovrebbe essere inserito nei primi punti delle agende proposte dai vari partiti e gruppi politici. Non intendiamo prendere posizione in alcun senso, ci mancherebbe. Rappresento 10.000 medici e credo di parlare a nome di tutti se affermo che il futuro governo ha una grande responsabilità: salvare il Ssn perché procedendo con i tagli lineari non si va molto lontano. Come farlo? Le strade possibili sono tante. Su tutte ritengo che fin da subito sia necessario puntare sul rigore morale degli amministratori prima ancora che sul rigore economico. Il modello di aziendalizzazione proposto negli anni è indubbiamente fallito così come andrebbe forse ripensato il Titolo V della Costituzione favorendo il ritorno della materia sanitaria al Governo centrale.
 
Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

15 Gennaio 2013

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