Aaroi-Emac: “Una toppa peggio del buco”
“Oltre che essere opinabile dal punto di vista di aderenza alle leggi attuali – prosegue – , ci chiediamo se questa sia una soluzione pratica di valore a lungo termine per sopperire alle evidenti responsabilità di chi avrebbe dovuto programmare, vigilare e governare la sanità pubblica. Dove si troveranno i fondi per questi contratti se non ci sono i denari per il contratto pubblico dei medici? Il mancato rinnovo del contratto pubblico invoglierà i giovani ad intraprendere la via dello studio della medicina e della professione medica azzoppata da salari non adeguati? Quanto verrà dopato il mercato se i medici in quiescenza percepiranno la pensione permettendosi di richiedere emolumenti ridotti per i loro contratti rispetto ai colleghi che non hanno già un reddito?”
“L’impressione – conclude – è che ci si stia inoltrando in una strada che peggiorerà ulteriormente le possibilità di ripresa della sanità pubblica, mortificando economicamente le giovani leve, prive delle risorse economiche già previste per i medici ormai in pensione. A meno di sorprendenti aumenti di spesa pubblica, le risorse impiegate per questo progetto saranno sottratte a nuove borse di studio per medici specializzandi, al rinnovo contrattuale e al pagamento delle prestazioni aggiuntive dei medici strutturati. Il risultato sarà di grande impatto mediatico, indubbiamente, ma di scarso effetto sul piano pratico (molti medici in pensione lavorano già nel settore privato) e di potenzialmente negativo effetto sul futuro della professione e della sanità pubblica”.
26 Marzo 2019
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