Appello degli oncologi alle istituzioni: “Niente tagli alla lotta al cancro”
Circa 360.000 nuovi casi l’anno, di cui 40.000 in persone con meno di 50 anni, 2.250.000 italiani che convivono con il cancro, il 4% dell’intera popolazione, per oltre 6 milioni di famiglie coinvolte. Una malattia sociale complessa che le oncologie di tutto il Paese gestiscono ogni giorno con un lavoro egregio che ci colloca ai vertici dell’Europa per sopravvivenza, come emerge dal libro “I numeri del cancro in Italia”, il primo censimento ufficiale condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM).
“Vogliamo continuare a mantenere questi risultati, anzi migliorarli. Siamo una risorsa importante, radicata su tutto il territorio nazionale e dobbiamo poter svolgere il nostro lavoro con le adeguate risorse. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non distogliere finanziamenti alla lotta al cancro che significa soprattutto reparti con adeguati posti letto, personale formato e in numero sufficiente, attrezzature non obsolete, accesso ai farmaci realmente necessari", è l’appello degli oncologi.
"Viviamo un momento particolarmente delicato – ha aggiunto Venturini – e siamo consapevoli dell’importanza di combattere sprechi e inefficienze, in particolare in sanità. Noi siamo in prima linea nel chiedere e nell’operare con assoluto rigore e appropriatezza: abbiamo dimostrato, ad esempio, come sia possibile dimezzare i costi per le terapie nell’ultimo mese di vita, passando dal 30% al 15% semplicemente aumentando la consapevolezza degli oncologi. Vogliamo essere sempre più responsabili e fermi nella lotta agli sprechi ma siamo consapevoli della peculiarità della malattia cancro. Non si possono effettuare tagli lineari ma va compresa la complessità di questo ambito. Anzi, sarebbe auspicabile un aumento dei fondi destinati alla prevenzione ed alla diagnosi precoce, per incentivare gli screening, ad oggi gli strumenti più efficaci ed affidabili per incidere davvero in termini di vite salvate. E qui resta ancora molta strada da compiere”.
Per esempio la mammografia ha una diffusione pari al solo 61% al Nord, del 53% al Centro mentre il Sud presenta ancora valori di circa un 15 – 25% inferiori. Per quanto riguarda il test per la ricerca del sangue occulto delle feci, fondamentale per la diagnosi precoce del tumore del colon, l’adesione è di circa il 50% (media nazionale). Va peggio per il pap test, dove nel 2009 solo il 39,3% delle donne invitate si è sottoposta a controlli. “Bisogna fare molto di più anche sul fronte della prevenzione primaria, in
particolare nei confronti dei giovani e giovanissimi, per educarli a stili di vita corretti che possono incidere, da soli, nel ridurre del 40% i casi di tumori – conclude Venturini -. Siamo certi che il Ministro Balduzzi si farà carico di queste richieste e utilizzerà al meglio gli strumenti che Aiom mette a sua disposizione. Da parte nostra troverà la più forte collaborazione”.
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06 Dicembre 2011
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