Ascolese (Tsrm): “Unire forze politiche e professionali in campo”
Il flash mob, dunque, è nato come “un moto spontaneo di protesta e di mobilitazione, suscitato dall’indignazione (e anche impotenza) vissuti dal personale sanitario quotidianamente in prima linea, stressato, sotto organico, costantemente nel mirino dell’inciviltà che dilaga tra tanti cittadini e pazienti e ora di delinquenti, poi trasformatosi in un convegno in cui è stato elencato il lavoro portato avanti dalle istituzioni per il risanamento della Sanità mentre ai sindacati, alle categorie, alle professioni, ai camici bianchi di prima linea è toccato dare voce alle testimonianza di tutti operatori della sanità affinché qualcosa cambi. Si, appunto, ma quando?”.
“Dal nostro punto vista – spiega Ascolese -, come ordine professionale, organismo neonato e giovane ma pieno di forza, e forze rappresentate, la formula del flash-mob e del convegno, per quanto utili, non basta. Quello che manca non sono i convegni e le occasioni per far circolare le buone intenzioni o il riassunto delle cose fatte e di quello che si vuole fare (iniziative anche lodevoli come quella del commissario della Asl Ciro Verdoliva di potenziare i sistemi di videosorveglianza nei pronto soccorso e sulle ambulanze). Quello che ancora manca forse è una maggiore concretezza e velocità nell’assunzione di provvedimenti strutturali sul piano della prevenzione e repressione a tutti i livelli, locali e nazionali”.
Per Ascolese potrebbe inoltre essere utile “un tavolo permanente di lavoro, monitoraggio e discussione in cui approfondire, studiare i fenomeni, indagare le cause e calibrare soluzioni efficaci e condivise con gli operatori. Un buon esempio è quanto fatto dalla Asl Napoli 1 per cambiare lo scenario al San Giovanni Bosco. Un traguardo insperato da cui partire per definire un modello di interventi diversificati su cui occorre insistere unendo le forze politiche e professionali in campo”.
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29 Maggio 2019
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