Aziende sanitarie ancora più di nome che di fatto
Questo, in sintesi, le riflessioni scaturite dallo studio dell’Osservatorio Fiaso sulle “logiche di governo del Ssn” presentato oggi a Roma in occasione dell’Assemblea della stessa Federazione. Il Report presenta il frutto di una serie di osservazioni emerse nel corso di una serie di seminari, tra direttori generali delle aziende sanitarie associate a Fiaso.
“Nella sanità italiana – ha spiegato il presidente Giovanni Monchiero – si è molto lavorato sulle logiche di offerta (appropriatezza delle prestazioni, delimitazione dei livelli essenziali di assistenza, qualità) poco su quelle di governo, dalle quali pure dipendono in larga misura le possibilità di risparmio”. Del resto, come si ricorda nello Studio, negli anni Ottanta caratterizzati dalle Usl organismi comunali senza personalità giuridica, il tasso di crescita della spesa del nostro Ssn si aggirava intorno al 16% l’anno. “Se oggi abbiamo una aspettativa di vita ed un tasso di mortalità in età 15-60 anni che rappresentano il secondo miglior risultato al mondo ottenuto con costo pro-capite che è il più basso tra i Paesi occidentali – aggiunge Monchiero- questo si deve anche e soprattutto alla trasformazione delle Usl in Aziende. Svolta alla quale hanno fatto seguito il finanziamento a tariffa per le aziende ospedaliere e a quota capitaria per le Asl, il quasi mercato, l’applicazione nelle aziende sanitarie di strumenti gestionali mutuati dall’impresa”.
Elementi che hanno contribuito in misura determinante agli ottimi livelli di qualità ed efficienza del nostro sistema. “Un giudizio lusinghiero- mette ben in chiaro Monchiero- che è però il valore medio di una realtà complessa e variegata, segnata da eccellenze diffuse ma anche da carenze e sprechi ingiustificabili”. Differenze che, secondo il presidente della Fiaso, sono state acuite dall’ulteriore regionalizzazione del sistema, che ha portato anche a “un neo-centralismo regionale che ha seguito logiche di governo non del tutto coerenti con il processo di aziendalizzazione”.
“Incoerenze”, queste, che secondo l’Osservatorio Fiaso sono state accentuate dalle difficoltà economiche del Paese, dalle tensioni sui risultati finanziari, dalle “drastiche” misure di contenimento dei costi adottate dai Governi centrali, dai tagli “orizzontali” che “ignorano l’efficienza e mortificano i migliori”.
Questi in particolare, secondo lo studio, i nodi tecnici venuti al pettine in questi anni e mai risolti:
– le logiche divergenti tra la contabilità finanziaria di Stato e Regioni e quella economica delle aziende;
– la scarsa significatività dei bilanci aziendali dai quali non emerge in modo chiaro il dato dell’efficienza gestionale;
– la sostanziale parametrazione del finanziamento delle aziende in base al criterio della spesa storica, a dispetto di ogni proclamata diversa intenzione di finanziare per quel che si fa e non per quel che si spende.
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07 Luglio 2011
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