Cimo: “Governo ascolti comparto sanità e cittadini”
Per Cimo non è una riforma per i cittadini, perché aumenterebbe le già forti disuguaglianze nell’accesso ai servizi alla salute. Non è una riforma per i medici e gli operatori sanitari perché depotenzia ancora di più l’autonomia professionale, generando differenti regimi contrattuali per ogni regione e rendendoli oggetto di competizione e di offerte al ribasso. Non è un sostegno alla finanza pubblica, perché non solo è una devolution non definita da un percorso chiaro, ma rischia di aumentare la spesa per la mancanza di controlli centralizzati e misurazioni adeguate delle performance. Non è soprattutto un aiuto per i malati, che rischiano di dover migrare di regione in regione a seconda del problema di salute da affrontare, con costi a proprio carico.
Ancora una volta si cerca di aumentare le disuguaglianze tra cittadini italiani e abolire le conquiste della legge 833 che costituì 40 anni fa il servizio sanitario nazionale basandolo sul principio di diritto universale alle cure; ancora una volta si spaccia come autonomia un percorso che esalta l’anarchia.
“Il Governo deve dire se intende continuare un percorso di depauperamento della sanità pubblica o operare una svolta – commenta Guido Quici, Presidente Nazionale Cimo -. Il rischio è che, per seguire come un Giano bifronte i suoi due diversi volti politici, uno che spinge per le autonomie e l'altro che cerca di frenarle per ridistribuire risorse, faccia riforme sbagliate e senza controllo. La proposta che il Ministero per gli Affari Regionali si accinge a presentare dimostra in questo caso il profondo distacco tra le esigenze del mondo reale, costituito da cittadini e operatori sanitari, e contratti politici”.
“È quanto mai necessario che il Ministero della Salute torni in campo e abbia su questo capitolo un ruolo ex ante e non ex post rispetto alle ipotesi autonomistiche nella sanità. È giunto il momento di attivare un nuovo patto tra i professionisti della sanità e i cittadini per arginare e non subire passivamente processi decisionali poco lungimiranti. Dobbiamo promuovere una mobilitazione massiccia e unitaria di tutto il comparto sanitario, gli ordini professionali, i sindacati e le organizzazioni dei cittadini per arrestare questa deriva demagogica che porta solo disuguaglianze e perdita di diritti”, conclude Quici.
18 Ottobre 2018
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