Continua la “rivoluzione” degli anticorpi monoclonali
L’anticorpo monoclonale più noto e più usato soprattutto nei linfomi non Hodgkin (LNH)originati dalla linea B cellulare è senz’altro rituximab, autorizzato al momento per somministrazione endovenosa, che ha la capacità di legarsi all’antigene CD20 presente sulla membrana di tutte le cellule B, normali e linfomatose, inducendo la morte cellulare di queste ma risparmiando le altre cellule proliferanti normali che sono invece danneggiate quando si usa la chemioterapia. “Tuttavia, sono in fase avanzata gli studi clinici su nuove modalità di somministrazione degli anticorpi monoclonali”, ha chiarito Rossi. “In particolare si studia la possibilità di somministrare rituximab per via sottocutanea. I risultati iniziali indicano indubbi vantaggi: maggiore accettazione della terapia meno invasiva e più rapida, a fronte delle 5-6 ore di infusione endovenosa sono sufficienti dieci minuti, risparmio di tempo per il paziente, minore ospedalizzazione e costi ridotti per il Centro. Al tempo stesso proseguono gli studi su altri anticorpi monoclonali, quali il nuovo anticorpo anti-CD20 GA101, che si spera possa risultare ancora più efficace di rituximab, o brentuximab-vedotin, che si lega a un altro recettore di membrana, il CD30, e porta direttamente dentro la cellula tumorale la sostanza tossica. Al momento le indicazioni d’uso clinico sono limitate ai linfomi di Hodgkin e al linfoma anaplastico che non rispondono alle terapie standard (chemio e trapianto). In fase iniziale di sperimentazione sono le cosiddette “small molecules” (ibrutinib, CAL-101), piccole molecole somministrate per via orale che spengono il segnale intracellulare di attivazione di cui hanno bisogno i linfociti B per funzionare e che è costantemente “acceso” in alcuni linfomi”.
Ma quali sono i benefici che queste novità potranno comportare per i pazienti?“Siamo prossimi ad una svolta importante: il passaggio dall’èra della chemioterapia che distrugge tutto a quella di farmaci altamente selettivi che oltre a risparmiare le cellule sane assicurano una migliore qualità di vita al paziente”, ha spiegato. “Questo non significa che non useremo più la chemioterapia, ma che avremo maggiori opportunità terapeutiche sempre più mirate al difetto molecolare o genetico del singolo linfoma. Naturalmente così come è avvenuto per rituximab, anticorpo monoclonale del quale oggi conosciamo molto bene il funzionamento, l’efficacia e i possibili effetti indesiderati, dovranno trascorrere diversi anni per comprendere appieno le potenzialità e i possibili effetti collaterali dei farmaci in arrivo”.
Articoli correlati:
11 Marzo 2013
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Emergenze infettive, alto isolamento e biocontenimento: Spallanzani e Aeronautica Militare insieme per formare gli operatori sanitari

Anziani non autosufficienti. Pronto il Piano nazionale 2025-2027: focus su domiciliarità, Pua, Leps e presa in carico integrata

“Il Ssn è governato come una fabbrica di prestazioni. E ogni giorno 10 professionisti lo abbandonano prima della pensione”. L'Anaao Assomed lancia tre proposte per riformare la sanità: “È ora di cambiare modello o crollerà”

Un accordo ad hoc per riempire le Case di Comunità e rispettare la scadenza del Pnrr. Obbligo per i medici di famiglia fino a 6 ore a settimana. Ecco la proposta di Regioni e Ministero della Salute

Medici di famiglia nelle Case della comunità. Previsto un compenso di circa 40 euro l’ora

Emergenze infettive, alto isolamento e biocontenimento: Spallanzani e Aeronautica Militare insieme per formare gli operatori sanitari

Rette RSA e Alzheimer: la giurisprudenza svolta. Per la prima volta un Tribunale condanna direttamente anche una Regione

Medico di famiglia. Anatomia di un fallimento

Enpam. Scontro M5S-Giorgetti sulle pensioni dei medici. Castellone: “Investimenti a rischio, c'è un'inchiesta della procura di Milano”

Dottori anche con la laurea triennale: perché continuare a sminuirli?