Crisanti: “Utilizzare la sentenza per affermare che non si siano commessi errori è un’offesa all’intelligenza degli italiani e un affronto ai familiari delle 90mila vittime”
Crisanti conferma che “la perizia non contiene nessuna base scientifica per provare l’ipotesi di reato di omicidio colposo per i 57 decessi” ma, precisa, “semplicemente perché queste evidenze non mi sono mai state chieste. Smentisco categoricamente che tra i quesiti posti dalla procura ci fosse qualsiasi riferimento a valutare la possibilità che i 57 decessi fossero tra quelli che si sarebbero potuti evitare anticipando la zona rossa”.
Sull’accusa di epidemia colposa, Crisanti commenta: è stata archiviata “in quanto questa fattispecie di reato non è contemplata dal nostro codice penale per azioni omissive, come confermato da una granitica giurisprudenza su questo argomento. Questo non vuol dire che condotte omissive – cioè non aver messo in pratica ciò che avrebbe potuto aiutare a contenere il contagio – non si siano verificate”. Ma, appunto, “non necessariamente un errore è un reato”.
Per Crisanti, dunque, “utilizzare la sentenza per affermare che non si siano commessi errori è un’offesa all’intelligenza degli italiani e un affronto ai familiari delle 90mila vittime della prima e della seconda ondata. Vale la pena ricordare – evidenzia – che per ciò che concerne i Paesi colpiti dalla pandemia come Sud Corea, Vietnam, Singapore, Australia, Nuova Zelanda e la Cina stessa, i governi hanno adottato politiche tempestive e rigorose che hanno permesso di limitare e bloccare la progressione del contagio. L’Italia invece, è bene ricordarlo, ha utilizzato misure rigorose in ritardo rispetto alle evidenze epidemiologiche. Il fatto che altri possano aver commesso errori simili non è una giustificazione eticamente valida”.
25 Luglio 2023
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