Fattorini (Agite): “Le nostre rivendicazioni si conciliano con gli interessi della società”
"La prima rivendicazione che riguarda una profonda rivisitazione dell’attuale normativa che regola il tema del risarcimento del danno e del concetto stesso di responsabilità medica e sanitaria è un tema che coinvolge anche chi non opera nelle strutture di diagnosi e cura. Ne fanno fede sia la crescita delle cause intentate anche a chi lavora al di fuori degli ospedali, sia il mancato rinnovo di contratti assicurativi anche a chi non ha subito sinistri, ed infine un aumento a volte insopportabile, soprattutto per i più giovani, delle polizze – ha spiegato -. Una situazione che come si è più volte detto rischia di paralizzare anche alcune attività istituzionali nei consultori e nei poliambulatori, spesso non sufficientemente attrezzati per garantire la sicurezza delle pazienti e la serenità degli operatori".
"La seconda richiesta che in un clima di grande unità con le altre Associazioni vogliamo esprimere – ha proseguito Fattorini – è la piena ed integrale applicazione delle 10 Linee di azione per la riorganizzazione dei punti nascita approvate nel 2010 e di altre importanti raccomandazioni elaborate in questi ultimi anni, che non solo prevedono un riordino della distribuzione dei punti nascita ma anche una più aggiornata e moderna collaborazione tra le strutture ospedaliere e quelle territoriali con espliciti riferimenti alla appropriatezza degli accertamenti clinici e strumentali. Il tutto a vantaggio della qualità dell’assistenza, del contenimento della spesa, della riduzione al ricorso a comportamenti sanitari difensivi umilianti per il professionista e immensamente costosi per la comunità".
"La mancata applicazione di indicazioni sulle quali era stato raggiunto, una volta tanto, un accordo ampio tra forze politiche, società scientifiche e società civile si coniuga, purtroppo, con una riduzione significativa degli investimenti del Ssn e nel settore Materno-Infantile in particolare, e in una politica non adeguata a favorire l’inserimento delle nuove generazioni di medici, vedi il blocco delle iscrizioni alle scuole di specialità e la prospettiva di un futuro incerto tra rischi di contenzioso e perdita di identità professionale – ha concluso il presidente Agite -. Anche per questo la vertenza che i ginecologi e le ostetriche italiani hanno aperto con le istituzioni dello Stato – Parlamento, Forze politiche e Governo – è una vertenza che concilia i diritti di una categoria professionale strategicamente rilevante per la salute di tutti i cittadini donne, uomini, bambini e gli interessi, questa volta sì, di tutta la nostra società".
12 Febbraio 2014
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