Fibrosi polmonare idiopatica: esperti e pazienti chiedono l’inserimento le malattie rare
La richiesta è stata avanzata in occasione della seconda conferenza internazionale dedicata alle malattie polmonari irreversibili, svoltasi la scorsa settimana nella città antoniana. A sostenerla l’Azienda ospedaliera di Padova, l’Università di Padova e l’AIRPP-Associazione italiana Ricerca patologie polmonari, nata nel 2012 da un gruppo di medici volontari e di familiari di malati.
La giornata di studio e confronto è stata anche l’occasione per lanciare la costituzione di un network interregionale che avrà l’obiettivo di favorire lo scambio per via telematica di informazioni scientifiche e di osservazioni cliniche sui pazienti affetti dalla malattia, anche allo scopo di migliorare la diagnosi precoce, l’avvio a cure sperimentali e, quando necessario, al percorso trapiantologico.
La fibrosi polmonare idiopatica è una patologia dalle cause ancora sconosciute: da qui il nome “idiopatica”. Consiste in un’eccessiva produzione di tessuto cicatriziale (collagene e fibroblasti) nei polmoni, che con il progredire della malattia rende sempre più difficile la respirazione.
Tra i potenziali fattori di rischio associati alla FPI si annoverano il fumo di sigaretta, la predisposizione genetica, gli inquinanti ambientali e alcune infezioni virali.
L’unica cura definitiva alla malattia resta a tutt’oggi il trapianto di organo. Da poco tempo è stato introdotto un farmaco, il pirfenidone, somministrato ai pazienti per inibire la produzione di collagene e fibroblasti.
Sono in Italia circa 10-12mila i pazienti a cui è stata diagnosticata la malattia: ogni anno circa 3mila nuovi casi. Ma, come sottolineano gli esperti e i pazienti, "non è al momento possibile conoscerne il numero esatto proprio perché non esistendo un registro per la patologia, è possibile ritenere che molti pazienti sfuggano alla diagnosi".
28 Febbraio 2013
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