Fismu: “Punitivo per i medici, costoso ed inefficace per i cittadini”
“L’idea che i tempi delle liste di attesa si riducano con provvedimenti tampone è un errore che si ripete da anni, con diversi governi, senza affrontare i veri problemi della sanità pubblica italiana”, spiega Esposito, che ricorda che il “nostro SSN è già stato oggetto di stagioni di riforme parziali e sbagliate, con tagli di risorse: con una assenza di programmazione, e di riorganizzazione dei servizi territoriali e ospedalieri, idonea a dare risposte alla mutata domanda di salute, al nodo della cronicità, a partire dall’invecchiamento della popolazione”.
“Prevedere tempi massimi per garantire le prestazioni di ricovero e ambulatoriali, in assenza di queste premesse – continua – è uno specchietto per le allodole. Il rischio reale è che non verranno rispettati, obbligando il cittadino a ricorrere alla prestazione in intramoenia pagando il ticket, ma con costi che comunque ricadranno sempre sulla azienda, e quindi sulla sanità pubblica. Vincolare il rispetto dei tempi di attesa tra gli obiettivi dei Dg con la minaccia della perdita del posto, è pura demagogia, così come il blocco dell’attività libero professionale”.
“Servono risorse, assunzioni, abbattimento del precariato, potenziamento del territorio – sottolinea Esposito – al ministro Grillo riconosciamo molte aperture alle proteste e alle ragioni dei medici, ma ora lei è al Governo del Paese, non più all’opposizione. Quindi, attendiamo oltre alle dichiarazioni, anche atti concreti. Il ddl contro le aggressioni, più volte annunciato, oltre ad essere poco convincente, è fermo da mesi, lontano dall’essere approvato dal Parlamento. Rimango le strettoie e gli imbuti nella formazione specialistica e in medicina generale. Sul precariato poco si è fatto, sulla cronicità stesso discorso, su contratti e convenzioni la situazione è grave, intanto avanza il regionalismo differenziato”.
“Fismu – conclude – vuole essere ottimista, ed è disponibile al dialogo, ma non possiamo fare assegni in bianco a nessuno, come fanno altri, non crediamo negli atti di fede, nel collateralismo: servono azioni concrete, una vera agenda riformista. Se non ora quando”.
22 Febbraio 2019
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