Fuksas: “L’ospedale torni a essere luogo di accoglienza, comunità e umanità”
Al Congresso nazionale Fadoi di Rimini l’architetto Massimiliano Fuksas: “Serve una sanità territoriale vera. Gli ospedali non siano macchine infernali ma spazi a misura d’uomo, immersi nel verde e aperti alla città”
“L’ospedale non deve essere soltanto un luogo di cura, ma uno spazio di accoglienza, relazione e comunità. Un luogo che restituisca senso della vita e non paura”. È questo il messaggio lanciato dall’architetto Massimiliano Fuksas intervenendo al Congresso nazionale di Fadoi in corso a Rimini. Nel suo intervento Fuksas ha affrontato il tema del futuro degli ospedali e della medicina territoriale, sottolineando la necessità di rafforzare i presidi sul territorio per evitare il sovraccarico degli ospedali: “Tutti parlano di presidi territoriali, ma spesso non esistono davvero. Così le persone finiscono direttamente in ospedale, creando una pressione enorme sulle strutture. Il primo presidio è la casa, con strumenti semplici di monitoraggio e connessi a una rete territoriale capace di seguire i cittadini”.
Secondo l’architetto, la sanità deve recuperare il rapporto tra ricerca e cura, superando una visione frammentata e iperspecialistica della medicina: “Il medico deve tornare a essere una figura di riferimento, quasi un regista, capace di coordinare le competenze e accompagnare il paziente”.
Ampio spazio anche alla riflessione sull’architettura ospedaliera. Fuksas ha criticato il modello dei grandi ospedali verticali e ipertecnologici: “Non possiamo continuare a costruire gigantesche macchine ospedaliere di quindici piani, spesso disumane. L’ospedale deve avere una scala umana, essere immerso nel verde, parte integrante della città e non relegato nelle periferie o vicino ai raccordi autostradali”.
Per Fuksas l’ospedale deve diventare uno spazio aperto e condiviso, capace di favorire relazioni tra pazienti, familiari e operatori sanitari: “Bisogna creare luoghi comuni, spazi di incontro, perfino ristoranti aperti al pubblico dove medici, infermieri, pazienti e famiglie possano convivere. Penso anche ad aree dedicate allo smart working per chi assiste i propri cari che vivono l’ospedale come uno sradicamento dai propri affetti. L’ospedale non deve più essere un luogo separato dal mondo perché la comunità aiuta la cura”.
Nel dialogo con gli internisti di Fadoi, Fuksas ha anche evidenziato l’affinità tra il lavoro dell’architetto e quello del medico internista: “L’internista, come l’architetto, deve coordinare molte informazioni diverse e trasformarle in un progetto unitario. È una visione multidisciplinare della realtà”.
Infine, un richiamo all’importanza dell’umanità nella medicina e all’uso equilibrato della tecnologia e dell’intelligenza artificiale: “La tecnologia deve essere al servizio delle persone. Ma ciò che manca oggi è soprattutto la comunità. Umanità e comunità sono le due parole chiave per costruire la sanità del futuro”.
25 Maggio 2026
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