Fvm: “Esercito può dare maggior fiducia a chi opera costantemente in prima linea nel Ssn”
"A questo proposito voglio anche segnalarle la particolare realtà dei Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL che normalmente operano al di fuori dei presidi sanitari, intervenendo in allevamenti e impianti agro zootecnico alimentari che spesso si trovano in zone rurali, in aperta campagna, in zone disagiate di montagna dove spesso è difficile il collegamento telefonico mobile e dove una eventuale richiesta di aiuto sarebbe assolta dalle forze dell’ordine comprensibilmente dopo diverso tempo e a 'cose fatte', cioè subite. La forte attenzione mediatica e politica sul crescente fenomeno delle aggressioni nei presidi sanitari e ospedalieri a danno degli operatori sanitari ci auguriamo che si estenda anche ai veterinari del territorio che operano per garantire la salute e il benessere degli animali allevati e la salubrità degli alimenti che essi producono".
"Come lei saprà esiste da anni presso il suo ministero uno specifico Osservatorio che potrà elencarle la serie storica e l’incremento degli atti di intimidazione e violenza subiti dai veterinari pubblici. A nostro parere sarebbe opportuno che, senza impiegare risorse esterne, il Ministero disponesse che nelle zone potenzialmente 'a rischio aggressione' i veterinari pubblici non siano mai inviati ad effettuare interventi di controllo o vigilanza da soli e che, di norma, siano attivate delle 'équipes' adeguatamente istruite e competenti nella gestione dei conflitti di cui facciano sempre parte altri sanitari dotati della qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria. Questa disposizione sarebbe oltremodo gradita dai Veterinari del Ssn che sono costretti ad affrontare sempre da soli situazioni pericolose e che attendono un segnale, anche di semplice attuazione come questo, da molto tempo", conclude Grasselli.
02 Agosto 2018
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