Iacob (Aupi): “Ombre sulla revisione del Piano Attuativo: consultori a rischio”
La recente revisione del Piano Attuativo della Salute Mentale, se da un lato introduce alcuni elementi positivi, dall’altro solleva interrogativi e preoccupazioni di grande rilievo.
Un primo passo avanti riguarda il riconoscimento della figura dello psicologo delle cure primarie, finalmente collocata in una posizione coerente con le esigenze del territorio. Si poteva essere più chirurgici nella definizione delle funzioni, ma già così può essere considerato un punto di arrivo significativo.
Il nodo più critico, però, riguarda i consultori familiari. Qui il documento mostra ambiguità e contraddizioni tali da far pensare a una volontà politica di ridimensionarne il ruolo, soprattutto nelle attività di carattere giudiziario. Se fosse davvero questa l’intenzione, sarebbe quantomeno necessario evitare errori di natura normativa che rischiano di compromettere la credibilità dell’intero impianto.
Un esempio evidente è la questione della mediazione familiare: la normativa Cartabia ha istituito la figura del mediatore familiare, che deve essere iscritto ad appositi albi. Non si tratta dunque di una funzione del consultorio, come invece sembra suggerire il Piano.
Altro punto critico è la definizione delle relazioni del consultorio come “tecniche”, quando nella realtà sono relazioni di natura clinica. Una distinzione tutt’altro che formale, perché dalla qualificazione di questi atti derivano conseguenze legali e professionali importanti.
Si aggiunge poi la confusione terminologica tra capacità genitoriali e idoneità genitoriale: due concetti che rimandano a contesti differenti e che non possono essere usati in modo intercambiabile senza creare ulteriore disorientamento.
Ancora più problematica appare la parte in cui si richiama alla sanità pubblica e alla certificazione medico-legale come ambito di attività dei consultori. Tale previsione è priva di fondamento: i consultori non dispongono infatti di figure mediche deputate a questo tipo di certificazione, né rientra nelle loro competenze istituzionali. Attribuire loro funzioni di medicina legale significherebbe snaturarne la missione e confondere il piano sanitario con quello giudiziario.
Le conseguenze di una scrittura così approssimativa sono tutt’altro che secondarie: si rischia di esporre le aziende sanitarie e gli operatori a un aumento dei contenziosi giudiziari, con ricadute pesanti sulla qualità del servizio e sulla serenità professionale degli addetti.
Per questi motivi, appare urgente che le Regioni non approvino un Piano formulato in questi termini. Sarebbe meglio cassare questa parte invece che non approvare l’intero Piano, così da garantire un lavoro più accurato e realmente condiviso con i professionisti che ogni giorno operano nei consultori. Solo in questo modo sarà possibile assicurare coerenza normativa e rispetto della funzione sociale di questi servizi, evitando il rischio concreto di snaturare i consultori, trasformandoli da luoghi di accoglienza e cura a spazi gravati da incombenze improprie e conflittuali.
Ivan Iacob
Segretario generale Aupi
01 Ottobre 2025
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