Il botulino previene l’emicrania cronica?
“Le esperienze strutturate con OnabotulinumtoxinA nel trattamento della Emicrania Cronica risalgono ormai al 2001, quando, primi in Europa, si iniziò ad usarlo presso il Centro di Riferimento Regionale per le Cefalee”, ha spiegato Paolo Martelletti, scienziato del Dipartimento di Scienze Mediche e Molecolari, Centro di Riferimento Regionale per le Cefalee, Università Sapienza di Roma, Ospedale Sant’Andrea, Roma. “La nostra esperienza assomma oggi a circa 6.000 pazienti in cura, con un follow-up variabili da 1 a 6 anni. L’uso di OnabotulinumtoxinA esonda quindi dalla medicina estetica verso patologie ad ampio impatto nella popolazione generale, quali l’Emicrania Cronica, e va ad aggiungersi ad altre indicazioni patologiche quali il blefarospasmo/spasmo emifacciale, la paralisi cerebrale infantile, la distonia cervicale (torcicollo spasmodico), la spasticità focale dell’arto superiore associata ad ictus cerebri, l’iperidrosi ascellare, etc., e vede in un recente futuro l’applicazione anche in altre aree cliniche distanti, e.g. la vescica neurologica”.
Durante gli studi PREEMPT è stato infatti sviluppato e validato un paradigma iniettivo standardizzato nell’uso di OnabotulinumtoxinA. Tale paradigma è basato sull’applicazione di 155U di OnabotulinumtoxinA in 31 siti, seguendo la procedura Fixed Doses Fixed Sites (FDFS). Addizionali 40U possono essere iniettati unilateralmente o bilateralmente in 3 specifiche aree (collo/testa) seguendo la procedura Follow The Pain (FTP).
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18 Ottobre 2013
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