Il dibattito. Gli attori in coro: “Costruire reti e creare meccanismi sinergici”
“Esiste un oggettivo problema di risorse – ha aggiunto – ma puntando sulla prevenzione e investendo su progetti in grado di generare ricadute sul territorio, possiamo comunque vincere le sfide impegnative che ci attendono. Altra priorità ineludibile è la creazione di reti che possano valorizzare le singole competenze e mettendo da parte tutti quelli slogan che troppo spesso hanno prevalso. E all’interno di queste reti il farmacista gioca un ruolo nodale, poiché si trova quotidianamente a contatto diretto col cittadino”.
Il tema della salute “va comunque affrontate sempre all’insegna dell’interprofessionalità – ha affermato Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo – e cercando di capire che è l’offerta a creare la domanda. Senza questo presupposto, non si va infatti da nessuna parte. E in questo senso la farmacia rappresenta un solido presidio per tutto il Ssn. Altro aspetto dirimente è quello legato alla formazione, che deve essere imperniata su corsi interprofessionali, che siano concordati e condivisi da tutti gli attori del sistema all’insegna di un unico denominatore comune: l’etica della professione”.
Affinché la nuova farmacia di comunità possa decollare ”è necessario essere in grado di sperimentare – ha auspicato Francesca Moccia, vice segretario nazionale di Cittadinanzattiva – ma allo stesso tempo bisogna saper consolidare i modelli esistenti e valutare se funzionano. Il pilastro su cui edificare il cambiamento è indubbiamente un’organizzazione a rete, che sappia porre al centro il cittadino in modo che il punto di vista civico funga da risorsa primaria per tutto il sistema”.
Altro tema nodale è l’integrazione, “che già avviene col territorio nel momento stesso del ricovero – ha evidenziato Laura Fabrizio, presidente della Società italiana farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie (Sifo) – Il paziente va però seguito anche una volta dimesso e nel passaggio da acuzia a cronicità la farmacia dei servizi riveste una funzione decisiva. La nuova farmacia deve in ogni caso essere organizzata tramite un processo standardizzato e reso il più oggettivo possibile, individuando criteri precisi e ben definiti. Questo percorso può rappresentare anche un’enorme occasione di crescita professionale per la vasta e variegata gamma di profili coinvolti”.
Nel complesso serve “un ragionamento che individui quale servizio debba erogare ogni stazione del Ssn – ha messo in luce Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) – Il riassetto organizzativo necessario deve avere un fulcro di gestione e di coordinamento assistenziale rappresentato dalla medicina generale, ma contemporaneamente deve includere una rete interdisciplinare di professionisti della sanità: medici specialisti e ospedalieri, infermieri e farmacisti territoriali. La sfida è riuscire a creare un sistema integrato che generi cure di miglior qualità e che siano sempre misurabili e quantificabili”.
Non si può quindi “prescindere da una programmazione a tutto tondo – ha precisato Beatrice Mazzoleni, presidente Ipasvi di Bergamo – che ci permetta di ragionare in termini di sistema e non di limitarsi a valutare il ruolo del singolo professionista. Le forze dei vari attori in gioco devono quindi convergere verso un unico obiettivo, evitando che si sovrappongano. Sino a oggi è mancata una condivisione sistemica a lungo termine ed è proprio qui che bisogna a tutti i costi intervenire. Meccanismi sinergici consentono infatti di prevenire gli errori e di erogare prestazioni di qualità elevata”.
20 Giugno 2014
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