Il 16 dicembre in difesa dei medici, ma anche dei cittadini
Il nostro senso di colpa di abbandonare i propri pazienti in nome di uno sciopero sarà vinto solo dalla ferma convinzione di tutta la categoria medica che, ad oggi, non vi è altra soluzione per tutelare la Sanità pubblica e, all'interno di questa, il proprio destino professionale.
E’ molto probabile tuttavia che possa esserci qualcuno che, per polemizzare sullo sciopero, addurrà motivazioni sull’etica e sulla deontologia, magari provando a scaricare sulla categoria l’accusa di mettere a rischio le fasce più deboli della popolazione (i pazienti) per interessi più o meno personali (come se il buon funzionamento della sanità pubblica non fosse bene comune..).
Sappiamo bene che non è così e non solo perché la nostra legislazione sugli scioperi in sanità salvaguarda i servizi essenziali e le urgenze ma anche perché è la stessa esperienza internazionale a confermarci il fatto che uno sciopero dei medici, se gestito con attenzione e responsabilità, non arreca danni alla salute dei pazienti. Qualche disagio probabilmente sì, ma danni no.
I dati li hanno messi nero su bianco alcuni ricercatori dell’Harvard Medical School in un articolo pubblicato su BMJ il 25 novembre 2015 (What are the consequences when doctors strike? D. Metcalfe et al – Center for Surgery and Public Health). Questo studio analizza l’impatto, nei paesi industrializzati, dello sciopero dei medici sulla mortalità dei pazienti. Sono stati presi in considerazione scioperi avvenuti in eterogenee realtà industrializzate, da Los Angeles (1976) al Regno Unito (2012), passando per Gerusalemme (1983 e 2000) e il Sud Africa (2010).
Il risultato, tranne quest’ultimo caso dove si verificò un’effettiva astensione totale dal lavoro senza la garanzia delle urgenze, è sempre lo stesso. Nei giorni di sciopero, purché vengano assicurati i servizi di urgenza, come da sempre accade in Italia, il tasso di mortalità dei pazienti rimane costante o si riduce.
A cosa è dovuto questo dato? La spiegazione è semplice. In caso di sciopero, l’interruzione dell’attività elettiva “salvaguarda” il paziente da possibili complicanze; in più, i malati non gravi sono più ritrosi a presentarsi in Pronto Soccorso per patologie non urgenti, e dunque non si verificano casi di sovraffollamento delle strutture dedicate all’emergenza (che mantiene la sua attività anche in corso di sciopero) e vi è la “tranquillità” di potersi dedicare ai soli malati gravi.
Naturalmente, questo non significa che non si creino disservizi (migliaia di visite specialistiche, prestazioni di diagnostica strumentale, interventi chirurgici annullati, anche se nessuno studio ha analizzato l’eventuale peggioramento della qualità di vita dei pazienti) ma l’importante è che il disagio non minacci la sicurezza del paziente.
Dunque, il 16 dicembre tutte le sigle di rappresentanza della categoria medica, e non solo, sfideranno il Governo in nome della Sanità Pubblica ed in nome dei loro pazienti. E lo faranno al prezzo della loro busta paga (il giorno di sciopero viene detratto dallo stipendio).
Eppure, nonostante questo, saranno soli. Nessuna associazione per la tutela dei diritti del malato ha voluto cogliere questa occasione per manifestare, pochi cittadini esprimeranno spontaneamente la loro solidarietà, consapevoli della scure di tagli e limitazioni che investono il SSN ed il loro accesso alle cure.
Forse quel 42, 7% di italiani (rapporto Censis 2015) che ritiene che la sanità italiana stia peggiorando, la ritiene così agonizzante da non volere spenderci ulteriori energie sopra. In un modo o nell’altro, lo sciopero dei medici parla anche di loro e per loro.
Allora, anche per questo, il 16 dicembre noi medici difenderemo ancora una volta i diritti del lavoro insieme con quello alla salute dei cittadini. Che insieme rischiano di essere travolti da scelte politiche, malamente travestite da espedienti tecnici dettati dalla crisi, che hanno deciso di fare a meno della sanità pubblica.
Alessandra Spedicato
Vice Coordinatore Nazionale Anaao Giovani
07 Dicembre 2015
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